Google ha svelato il suo nuovo LLM Gemini 2.5 Pro, un modello di intelligenza artificiale che promette di superare i limiti con le sue capacità di ragionamento avanzato. Disponibile da subito.
Google non ha cercato di essere molto veloce con Gemini 2.5 Pro, è un’IA che si prende il tempo di “riflettere” prima di darti una risposta. L’idea? Offrire soluzioni più precise e meglio elaborate, in particolare su argomenti complessi come matematiche, codici o scienze.
Questo modello, denominato Gemini 2.5 Pro Experimental, è già accessibile tramite Google AI Studio (una piattaforma per gli sviluppatori) e nell’app Gemini per gli abbonati Gemini Advanced a 21,99 euro al mese. E buona notizia: per ora, puoi provarlo gratuitamente.
Perché Gemini 2.5 Pro fa la differenza
Innanzitutto, parliamo di questa famosa capacità di ragionamento. A differenza delle IA classiche che si limitano a prevedere una risposta a partire dai dati, Gemini 2.5 Pro analizza, contestualizza e verifica le sue conclusioni prima di condividerle. Risultato: eccelle in benchmark (test standardizzati) come LMArena, AIME o MMMU, dove conquista il primo posto.
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Google ha anche dotato questo modello di una “finestra di contesto” di 1 milione di token – in sostanza, può elaborare l’equivalente di 750.000 parole in un colpo solo. Presto, sarà anche in grado di gestire 2 milioni di token. Ciò significa che puoi sottoporgli documenti o progetti molto lunghi, e si destreggerà senza problemi.
Dal punto di vista delle performance, Google non si limita a belle parole. Su Aider Polyglot, un test di editing di codice, Gemini 2.5 Pro raggiunge il 68,6 %, superando concorrenti come OpenAI o Anthropic. Su SWE-bench, un altro test per gli sviluppatori, ottiene 63,8 % – rispettabile, anche se resta leggermente indietro rispetto a Claude 3.7 Sonnet di Anthropic (70,3 %). In breve, eccelle particolarmente nella creazione di applicazioni web o strumenti automatizzati.
Un’IA progettata per il futuro
Google non si ferma qui: l’azienda promette che tutti i suoi futuri modelli integreranno queste capacità di ragionamento. Perché? Perché nel mondo della tecnologia, si parla sempre di più di agenzia AI – sistemi autonomi in grado di gestire compiti senza supervisione costante. Immagina un’IA che prenota i tuoi biglietti aerei, codifica il tuo sito web o risolve da sola un problema complesso di matematica. Gemini 2.5 Pro getta le basi per questo futuro.
Certo, tutto questo ha un costo, e non solo in risorse informatiche. I modelli di ragionamento come questo richiedono più potenza, il che li rende più costosi da far funzionare. Google non ha ancora rivelato i prezzi dell’API (l’interfaccia per gli sviluppatori), ma questi dettagli dovrebbero arrivare nelle prossime settimane. Nel frattempo, è il momento di approfittare dell’accesso gratuito tramite Google AI Studio
La Necessità di un’Indipendenza Tecnologica in Europa
Cento aziende tecnologiche e organizzazioni europee hanno scritto alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, evidenziando la necessità di una maggiore autosufficienza tecnologica europea, esortandola a creare un fondo sovrano per le infrastrutture tecnologiche al fine di incrementare gli investimenti pubblici nelle tecnologie all’avanguardia. Tra loro: Aruba, Proxima Fusion, Cubbit, OVH Cloud, Proton, Sopra Steria, Airbus, Dassault Systemes e ancora European Software Institute, European Startup Network, Italian Tech Alliance.
Nella lettera, le startup e le organizzazioni, che hanno dato vita all’iniziativa EuroStack, sottolineano come gli sviluppi geopolitici recenti rilevino l’urgenza per l’Europa di agire per mantenere la propria autonomia strategica nei settori chiave del digitale: dalla connettività al cloud, all’intelligenza artificiale fino alle piattaforme.
L’Europa si trova in una posizione di ritardo significativo nello spazio digitale e, se non si interviene rapidamente, il rischio evidente è che nei prossimi tre anni la dipendenza del Continente da tecnologie non europee – in primis americane e cinesi – diventerà quasi totale. “La visione è di sostenere l’imprenditorialità e la competitività europea (un ecosistema formato da aziende, pmi e startup), creare resilienza, proteggere la nostra autonomia e sovranità in un mondo volatile, dando potere a persone e aziende d’Europa”.
È Necessaria un’Indipendenza Digitale
Il cloud occupa un posto centrale nel documento inviato a Bruxelles. I firmatari chiedono all’Ue innanzitutto di sostenere lo sviluppo di requisiti armonizzati per gli utenti di cloud pubblico/privato affinché optino per l’utilizzo di “servizi cloud sovrani” per l’archiviazione dei propri dati sensibili, il che è anche da considerarsi come una misura di sicurezza ulteriore per proteggersi dalle leggi extraterritoriali non UE, che potrebbero rappresentare un rischio per i dati europei. Il contesto geopolitico attuale, sta spingendo l’UE a rafforzare le proprie capacità strategiche. Tant’è che proprio all’inizio di marzo, l’Unione ha proposto misure fiscali per mobilitare 800 miliardi di euro, destinati in gran parte all’aumento della spesa per la Difesa e alla resilienza economica, il “ReArm Europe”. Abbiamo raggiunto Alessandro Cillario, Ceo di Cubbit, tra le aziende italiane firmatarie dell’iniziativa EuroStack. La scaleup bolognese si occupa di sovranità dei dati dal 2016, ha più di 350 clienti ed è supportata da partnership internazionali come Exclusive Networks e Leonardo. Ad oggi conta su una squadra di 50 persone e si sta espandendo velocemente in Europa, Gran Bretagna e USA.
Cillario, perché avete deciso di aderire all’iniziativa EuroStack, quanto è importante?
“Partiamo da un dato: nel 2017 i provider europei di servizi cloud coprivano con i loro servizi il 30% del mercato nel continente. In meno di dieci anni sono crollati al 10%, nonostante il mercato continui a crescere. Se continuiamo così, nell’arco di qualche anno scompariranno. Le cause sono molteplici, ma la principale è che nell’ultimo decennio come europei abbiamo abdicato al nostro compito di creare, investire e acquistare tecnologie europee. È tempo di invertire la rotta, EuroStack va in questa direzione, in perfetto allineamento con quanto affrontato anche dal rapporto Draghi: c’è uno svantaggio competitivo da recuperare causato da regolamentazioni eccessive, frammentazione del mercato e scarsi investimenti.
Questo tema interessa tutti, perché la perdita di competitività equivale anche a una perdita di valore per il nostro sistema produttivo. Se non nascono campioni europei, perdiamo talenti che vanno all’estero, perdiamo know-how tecnologico, e soprattutto perdiamo lavori di qualità e crescita economica. Come europei non abbiamo realmente beneficiato della crescita economica portata dal digitale negli ultimi vent’anni, e molto di questo dipende proprio dal fatto che non ci siamo ritagliati un nostro ruolo nel settore della tecnologia”.
Perché è cruciale promuovere investimenti in tecnologie europee in questa fase?
“La sovranità digitale è la capacità di mantenere indipendenza tecnologica e sui propri dati. Questo non è solo un tema per esperti del settore, è nell’interesse di tutti, perché garantisce stabilità economica, potenziale di innovazione e indipendenza geopolitica. Faccio un rapido esempio che ha impattato la vita di tutti noi: durante gli anni della pandemia da Covid, abbiamo dovuto affrontare una forte carenza di mascherine e abbiamo scoperto che erano tutte prodotte in Cina. Lo stesso è accaduto poi con i vaccini, che le grandi nazioni del mondo si sono contese, negoziando con le case farmaceutiche. Ora dobbiamo chiederci: cosa succederà se la prossima carenza riguarderà i semiconduttori per i data center, che sono prodotti a Taiwan e che saranno colpiti da una potenziale guerra con la Cina? C’è qualche possibilità che le aziende straniere che gestiscono il 90% dei nostri dati sui loro server si concentreranno sulla conservazione dei data center europei invece, che su quelli presenti nei loro paesi di origine? La risposta è no. E se non abbiamo player europei forti in questo settore, saremo molto più vulnerabili e nelle mani di qualche Ceo che si trova a migliaia di chilometri di distanza oltre oceano.”
In che modo l’Europa può diventare più indipendente dal punto di vista tecnologico?
“Dobbiamo creare, investire, ma soprattutto acquistare tecnologia europea. Solo così possono nascere grandi aziende nel settore. Le aziende crescono perché creano prodotti di valore per i clienti e quindi generano ricavi. Questa è l’unica strada per attrarre capitali d’investimento che ne rafforzino la crescita. Dobbiamo aumentare la domanda di tecnologia europea, è un win-win-win: rafforziamo la nostra indipendenza tecnologica e la nostra sovranità, facciamo crescere aziende europee forti che attraggono talenti e rafforzano l’economia, generiamo valore che viene redistribuito nel nostro continente e che non finisce all’estero. Ma siamo anche consapevoli che da ogni minaccia, ci sia sempre un’opportunità. Nelle ultime settimane stiamo ricevendo sempre più chiamate da CIO e Responsabili IT italiani ed europei fortemente preoccupati per quello che sta succedendo: tutti stanno lavorando a una strategia per limitare la loro dipendenza e diversificare il rischio. Sono consapevoli che, senza i dati, le loro aziende non hanno futuro.”
Quali sono le azioni concrete di Cubbit in questa fase storica?
“Vogliamo creare uno stack software europeo a partire dal settore dello storage dei dati. L’unico modo per farlo non è inseguire gli americani, ma creare innovazioni che superino i loro modelli tecnologici. Per questo abbiamo sviluppato in anni di lavoro un modello di geo-distribuzione delle informazioni che garantisce più sicurezza, ma anche costi più competitivi rispetto ai servizi tradizionali. Il risultato è che oggi siamo l’unica soluzione software europea in questo ambito. La verità è che abbiamo ricevuto diverse proposte per trasferirci all’estero: questo avrebbe senz’altro accelerato la nostra crescita, ma avrebbe impoverito l’ecosistema italiano, che invece è quello che ci interessa. Abbiamo attratto noi capitali e talenti internazionali in Italia, invece che andarcene. E i frutti stanno arrivando: oltre alle nostre partnership con Leonardo e con WIIT, che continuano a crescere, ci sono progetti strategici con importanti organizzazioni a cui stiamo lavorando e che racconteremo nei prossimi mesi. Vogliamo essere protagonisti nella catena del valore dell’industria italiana e europea.”
Ognuna otterrà un contributo in denaro con la possibilità di incassare altri 40mila euro in base alla performance, oltre a una mentorship, quattro mesi di sessioni di formazione e servizi digitali per lo sviluppo del business
Un’app per creare racconti personalizzati per i bambini con l’intelligenza artificiale, un personal shopper virtuale, una piattaforma per aiutare i personal trainer a organizzare il lavoro. E poi, un nutrizionista digitale, un’app che seleziona i migliori articoli di stampa specializzata, un servizio di car pooling a Firenze. Sono queste le sei idee innovative che sono state selezionate per Hubble9, uno dei programmi di accelerazione per startup digitali nato dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze e lo startup studio Nana Bianca insieme alla Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione dell’Università degli Studi di Firenze. Ognuna riceverà un contributo in denaro di 60mila euro, con la possibilità di ottenere altri 40mila euro in base alla performance, oltre a una mentorship, quattro mesi di sessioni di formazione e servizi digitali per lo sviluppo del business. Non solo startup ma anche uno spin-off è tra le sei idee scelte.
FairyMinds è un’app innovativa pensata per genitori che vogliono intrattenere ed educare i loro figli attraverso storie personalizzate. La piattaforma consente di creare racconti illustrati e su misura, tramite AI in base alle preferenze dei genitori e dei bambini, combinando educazione e intrattenimento in un formato interattivo e coinvolgente. L’obiettivo è fornire un’alternativa creativa e significativa al consumo passivo di contenuti digitali, aiutando i genitori a trascorrere più tempo di qualità con i propri figli;
Teticum è una piattaforma di assistenza virtuale avanzata per gli e-commerce, progettata per replicare l’esperienza di un commesso fisico. L’obiettivo principale è supportare i clienti durante il processo d’acquisto, ottimizzando la scoperta, la selezione e la finalizzazione degli ordini. Teticum raccoglie dati dalle interazioni per migliorare l’esperienza utente e supportare le decisioni strategiche dei rivenditori. Questa tecnologia combina l’intelligenza artificiale con una interfaccia utente intuitiva, consentendo l’integrazione dell’assistente virtuale direttamente sui siti web degli e-commerce;
Plannest è una piattaforma digitale progettata per semplificare e ottimizzare la gestione quotidiana dei personal trainer e dei centri fitness. Attraverso strumenti automatizzati e una suite di funzionalità intuitive, Plannest aiuta i professionisti a risparmiare tempo, concentrandosi sull’allenamento dei clienti, eliminando stress logistici e migliorando l’esperienza complessiva sia per i trainer che per gli utenti finali;
Column è una piattaforma di informazione personalizzata che consente agli utenti di leggere e ascoltare articoli selezionati dalle migliori testate italiane e internazionali, con un unico abbonamento. L’obiettivo è contrastare la disinformazione, migliorare l’accesso a contenuti di qualità e offrire un’esperienza priva di pubblicità o paywall, rendendo più efficiente il tempo dedicato all’informazione. La piattaforma integra funzionalità basate su intelligenza artificiale e un chatbot per rispondere a domande su articoli specifici. Ha all’attivo partnership con più di 250 testate giornalistiche;
Il progetto Tuss, realizzato da un team di ricercatori dell’Università di Firenze, vuole realizzare un nuovo servizio di trasporto basato sulla condivisione dei veicoli per le periferie urbane. Il servizio combina il car-sharing e il car-pooling per spostamenti brevi che hanno origine o destinazione in un hub di trasporto, come le stazioni. L’app raggruppa automaticamente gli utenti in un gruppo, a cui viene assegnato un veicolo condiviso. La piattaforma permette, quindi, ai pendolari di condividere viaggi, migliorando l’accessibilità e riducendo l’impatto ambientale.
«Con Hubble selezioniamo e aiutiamo a sviluppare nuovi progetti imprenditoriali che si distinguono sia per la tecnologia utilizzata, ormai imprescindibile lo strumento dell’intelligenza artificiale e la profilazione di algoritmi avanzati, ma anche per le competenze e le qualità dei team che hanno ora la possibilità di entrare a far parte di una comunità e costruire al meglio il loro futuro imprenditoriale. L’Innovation Center si conferma il luogo dove la nostra città e i nostri giovani possono venire per confrontarsi e capire i nuovi orizzonti del mondo digitale», ha commentato il direttore generale di Fondazione CR Firenze, Gabriele Gori.
Il programma Hubble
Il programma Hubble, che ha preso avvio nel 2017, sinora ha selezionato e portato a completamento del percorso 51 startup, per un totale di capitali raccolti sul mercato che, secondo quanto comunica Nana Bianca, ammonta a 14,7 milioni di euro, per un fatturato di oltre 30 milioni di euro. «La nona edizione del programma Hubble è ai blocchi di partenza, nuove sfide attendono i giovani talenti che si apprestano a intraprendere il percorso di accelerazione e i promotori dell’iniziativa che dovranno supportarli, ma tutto questo non può che renderci orgogliosi – dice Marco Pierini, presidente della Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione dell’Università di Firenze – Hubble è, a pieno titolo, un elemento fondante del nostro ecosistema dell’innovazione territoriale, ma con riverberi che ormai si estendono ben oltre e la sua importanza si sostanzia anche e soprattutto con le sue rilevanti ricadute occupazionali e di propulsione della creatività dei giovani startupper. La nuova edizione del programma oltre a fornire le consuete basi di sviluppo per le nuove aziende, come sempre si concentrerà anche sugli ultimissimi trend e quindi l’Intelligenza Artificiale non potrà non essere un tema chiave, senza però lasciare indietro aspetti radicati nell’innovazione quali la sostenibilità e la transizione gemella». Un progetto importante in un momento cruciale: «Stiamo vivendo una delle trasformazioni più radicali della storia del digitale, in cui l’intelligenza artificiale, l’automazione e la decentralizzazione stanno ridefinendo modelli di business e interi settori economici – ha commentato Alessandro Sordi, CEO di Nana Bianca – In questo scenario, il valore di un programma come Hubble non è solo quello di supportare la nascita di nuove imprese, ma di creare un’infrastruttura che permetta a talenti e startup di sperimentare e scalare rapidamente in un contesto competitivo globale. Oggi l’innovazione non è più un’opzione, ma una necessità: Firenze sta dimostrando che può essere un hub di riferimento per questa nuova generazione di imprenditori, e noi di Nana Bianca siamo qui per accelerare questo cambiamento con strumenti, capitali e competenze».
Intelligenza Artificiale e Ricerca: Le Nuove Rivelazioni
Si sapeva che le intelligenze artificiali potessero “allucinare” e inventare fatti. Recenti studi hanno rivelato che i motori di ricerca basati sull’IA citano fonti errate nel 60% dei casi. Questi risultati provengono da una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Columbia, pubblicata nel marzo 2025. Durante lo studio, gli esperti hanno esaminato otto motori di ricerca potenziati dall’IA, tra cui ChatPlus Search, Gemini di Google, Grok e Deepseek.
Un computer con un tasto “AI”. Immagine di illustrazione. (MF3D / E+ / GETTYIMAGES)
Gli studiosi hanno dato ai motori di ricerca un compito piuttosto semplice: dovevano identificare la fonte di un estratto di articolo scelto casualmente da un sito di notizie affermato, indicando il titolo, l’editore originale e la data di pubblicazione. Sebbene la risposta fosse di solito evidente, apparendo nei primi tre risultati di una ricerca su Google, gli algoritmi hanno commesso errori nel 60% delle migliaia di query testate.
Perplexity ha fatto meglio, ma ha comunque registrato il 37% di errori. Grok ha destato preoccupazione con un tasso di errore del 94%, mentre ChatPlus si è fermato in media al 67% di articoli inaccurati.
Tra gli errori, molti link portavano a fonti inesistenti, completamente inventati, o rimandavano a articoli di terzi come Yahoo News anziché all’originale. Questo è preoccupante, considerando che l’algoritmo in uso continua a commettere errori anche quando sono stati firmati accordi con le pubblicazioni originali coinvolte.
Ci aspettiamo ancora spiegazioni ufficiali da parte delle piattaforme analizzate. Tuttavia, sembra che il problema derivi dall’algoritmo che attinge informazioni da internet. La buona notizia è che questi strumenti sono ancora in fase di sviluppo e, date le loro recenti origini, potrebbero migliorare nel tempo, in contrapposizione ai decenni di ottimizzazione del motore di ricerca di Google.
La nota negativa è che questi strumenti tendono a rispondere con molta sicurezza, senza utilizzare termini cauti come “forse” o “sembra”, anche quando le informazioni sono completamente errate. Questo è il problema principale: gli utenti tendono a riporre fiducia in queste tecnologie senza porsi domande sulla loro affidabilità.
In conclusione, è fondamentale che gli utenti di intelligenza artificiale comprendano la natura imperfetta di questi strumenti. Anche se possono fornire risposte rapide e apparenti, gli errori possono avere conseguenze significative. La consapevolezza è la chiave per navigare in questo nuovo panorama informativo.
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012factory: Un Incubatore di Innovazione e Startup
Un incubatore di idee, un luogo dove imprenditori, designer, sviluppatori e creativi possono collaborare per dare vita a progetti unici. In un mondo in continua evoluzione, l’innovazione è fondamentale per rimanere competitivi. E la missione di 012factory Spa, un innovation hub certificato e incubatore di startup e PMI innovative (Mimit), è accompagnare le imprese nel loro percorso di nascita, crescita e consolidamento della posizione sui mercati.
Guidato dal Ceo Sebastian Caputo, l’azienda conta 52 startup e PMI innovative incubate e sostiene 11 associazioni che lavorano su temi cruciali come diritti civili, disturbi del comportamento alimentare, cooperazione internazionale, benessere degli animali ed educazione. Nel corso degli anni, l’incubatore con sede in viale Carlo III di Borbone a Caserta ha visto nascere numerosi progetti di successo che hanno saputo conquistare il mercato. Startup che operano nei settori della tecnologia, del design, della sostenibilità e dell’arte hanno trovato in 012factory un alleato prezioso per la loro crescita.
Storia di Successo: Il Team di Alessandro Franzese
Alla 012factory ha trovato il suo trampolino di lancio anche il team di Alessandro Franzese, 32enne nato a San Giuseppe Vesuviano, vissuto a Palma Campania, militare alla Nunziatella, laurea triennale a Salerno e specialistica alla Bocconi di Milano. Quindi un percorso di formazione e lavoro in una startup che lo ha portato in Sud Africa, poi nelle Filippine e a Londra per rientrare in Italia, a Carpi, dove si è tuffato nel fashion sector lavorando, per acquisire i rudimenti del mestiere, nel settore della produzione di abiti da donna.
A questo punto, la svolta: l’incontro con l’incubatore casertano e il salto nel futuro con un sogno che diventa realtà. L’idea? Dare alle donne un guardaroba infinito. Un’intuizione che arriva quando Alessandro sente la sua compagna dire per l’ennesima volta «non ho niente da mettere», dopo aver rovistato in due armadi pieni di vestiti. Questo per Franzese, che dal 2020 lavora gomito a gomito con Raffaele Solaro e Antonio Carmine Napolitano, è l’incipit di un viaggio che ha portato alla costituzione di Pac, una startup del fashion tech che, attraverso la piattaforma The Paac, utilizza un algoritmo supportato dall’intelligenza artificiale per offrire agli utenti un servizio di leasing di abbigliamento sostenibile e smart.
Il Servizio di Pac
«È il Netflix dell’abbigliamento, un servizio che consente di ricevere a casa o in un punto di ritiro, i capi richiesti – compresi accessori, a eccezione di scarpe e intimo – per la durata di due o quattro settimane, a seconda del pacchetto che si sceglie. Allo scadere del tempo, il pacco viene ritirato e contestualmente viene consegnata un’altra box con altri capi scelti sempre dalla cliente che ha, comunque, la possibilità di acquistarli, usufruendo di uno sconto del 25%», racconta il Ceo.
C’è poi una terza opzione: ordinare abiti e accessori solo per un’occasione speciale. In questo caso, i vestiti «che possono essere nuovi o usati, ma pronti per l’utilizzo, sono consegnati per l’evento giornaliero». Questo è il servizio offerto da Pac, che ha anche la possibilità «di confezionare per la cliente già delle box ad hoc», che possono essere scelte per il noleggio oppure declinate. Un suggerimento, dunque, che può più o meno essere colto. Anche perché di capi di abbigliamento e di accessori ce ne sono tanti nella vetrina del sito, per tutti i gusti e tutte le tasche.
Collaborazioni e Sostenibilità
«Collaboriamo con più di venti brand per consentire di noleggiare abiti, contrastando quindi il fast fashion e garantendo una maggiore sostenibilità ambientale. Da un lato permette alle donne di poter cambiare look a seconda del momento e dall’altro evita lo spreco», dice Franzese. Ma Pac fornisce anche servizi di setup leasing, rental e resale di abbigliamento per altri brand. «Effettuiamo un’azione di coordinamento con i nostri partner e creiamo e gestiamo piattaforme di rental di alcuni brand – conclude il Ceo -. Ad esempio abbiamo realizzato il progetto Pinko Play e Pinko Outlet.
Riconoscimenti e Media Coverage
Un nuovo modo di fare moda, una diversa definizione del lusso, un’insolita customer journey, hanno portato The Paac sul podio dell’Htsi luxury start up award dove ha ricevuto il premio nella categoria Start up customer-oriented, riconoscimento dedicato alle start-up che stanno rivoluzionando il mondo del lusso attraverso innovazione, sostenibilità e visione.
E la sua storia ha attratto anche l’attenzione del programma tv «Linea Verde», che nella puntata in onda il 15 marzo parlerà dei giovani rivoluzionari della moda contemporanea che hanno dato un nuovo valore ai vestiti.
Mistral AI si distingue per le sue prestazioni eccezionali, in particolare con la sua applicazione ultrarapida e la creazione del proprio data center, attirando partner di rilievo come Veolia e Cisco.
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Arthur Mensch, co-fondatore dell’azienda Mistral AI, al Summit dell’IA al Grand Palais, Parigi, 10 febbraio 2025. (LUDOVIC MARIN / AFP)
Durante il primo giorno del Summit dell’intelligenza artificiale, lunedì 10 febbraio, un nome è tornato sulle labbra di tutti: Mistral AI. Si potrebbe quasi dire che l’azienda è un Mistral vincente tanto l’attenzione mediatico attorno a questa start-up francese è stata densa in questi ultimi giorni.
Mistral ha recentemente lanciato la sua applicazione mobile, Le Chat, che ha immediatamente colpito nel segno. L’applicazione è salita in cima alle classifiche, diventando numero uno su Android, davanti a ChatPlus. Su iPhone, si posiziona al secondo posto, davanti a Google Chrome, ma ancora dietro a ChatPlus5, il che già rappresenta una performance impressionante per un’applicazione ancora principalmente sconosciuta al grande pubblico.
L’impresa non si ferma qui. Grazie alla sua tecnologia Flash Answers, l’applicazione Mistral è ora la più veloce al mondo. È in grado di rispondere dieci volte più velocemente rispetto ai suoi concorrenti, come ChatPlus o Gemini di Google, il che rappresenta un notevole passo avanti.
Fino ad ora, Mistral si era appoggiata a infrastrutture esterne per i suoi centri di calcolo. Tuttavia, la start-up ha appena annunciato la costruzione del proprio data center, il primo del suo genere. Sarà installato nell’Essonne, in Francia, e permetterà a Mistral di ridurre la sua dipendenza da fornitori esterni, in particolare americani. Una scelta strategica per far fronte ai potenziali rischi legati alla politica internazionale, come dimostrano le tensioni riguardanti i diritti doganali, specialmente sotto la presidenza di Donald Trump.
Oltre alle sue prestazioni tecnologiche, Mistral ha moltiplicato i contratti in questi ultimi giorni. L’azienda ha firmato partnership con Veolia per l’analisi dei siti industriali, France Travail per assistere i disoccupati e il colosso americano Cisco per ottimizzare le proposte commerciali. Queste collaborazioni testimoniano l’attrattiva di Mistral, che non è scelta solo per motivi di sovranità o patriottismo tecnologico, ma per la qualità e l’efficienza delle sue soluzioni.
La principale differenza tra Mistral e i suoi concorrenti risiede nella leggerezza del suo modello, in particolare rispetto a ChatPlus. L’intelligenza artificiale di Mistral è una delle rare a poter funzionare interamente su un computer desktop, senza necessitare di una connessione internet. Questa caratteristica offre un vantaggio considerevole in termini di riservatezza, un argomento sempre più sensibile nel campo dell’IA.
Tuttavia, Mistral è ancora in ritardo rispetto ai suoi rivali, come ChatPlus o Google Gemini, nel trattamento della voce e del video in tempo reale. Questo limita il suo utilizzo per le applicazioni mobili, un campo in cui i giganti dell’IA sono ancora molto più avanzati.
Tuttavia, una cosa è certa: Mistral AI è ormai un attore fondamentale del settore, seduto al tavolo dei grandi, e continua a far parlare di sé.
L’editore di software libero francese Linagora, che sviluppa un’IA generativa open source, chiamata Lucie, nell’ambito di una partnership governativa con il piano d’investimento Francia 2030, ha espresso rammarico per la «messa online prematura» del suo modello di IA dopo numerosi errori riscontrati dagli utenti.
Lucie è stata silenziata sabato 25 gennaio, in modo drammatico, dopo essere stata derisa da Internet per alcune ore. Questo robot conversazionale, le cui risposte sono generate dall’intelligenza artificiale (sull’esempio di abbonamento ChatPlus dell’americana OpenAI), avrebbe dovuto essere un vanto francese: sviluppata dall’editore francese di software libero Linagora, Lucie è ora un progetto finanziato dal governo nell’ambito del piano di investimento Francia 2030, di cui Linagora ha vinto uno degli appalti. Ma il suo lancio, sotto forma di versione di prova per presentare Lucie agli utenti, è stato infine giudicato «prematuro» da Linagora, che ha emesso un comunicato sabato sera per rispondere alle critiche sarcastiche degli utenti che hanno evidenziato numerosi difetti nelle risposte di Lucie.
Per evitare «qualsiasi polemica inutile», i progettisti di Lucie hanno voluto sottolineare che per il momento, la loro creatura non è altro che un «progetto di ricerca accademica finalizzato a dimostrare le capacità di sviluppare beni comuni digitali di IA generativa». «Consapevoli che la fase di addestramento non era che parziale, abbiamo pensato, a torto, che fosse possibile comunque lanciare la piattaformalucie.chat», continuano Linagora, che spiega che il lancio di questa versione di prova mirava anche ad arricchire Lucie attraverso la «raccolta di dati di addestramento», specificando che, a differenza degli attori della Big Tech che lavorano su robot anglofoni, Lucie è più limitata perché ha accesso solo a dati in francese e open source.
«Siamo consapevoli che le capacità di ragionamento di Lucie sono insoddisfacenti. Avremmo dovuto informare gli utenti della piattaforma su questi limiti, in modo da non creare aspettative inutili», si scusano i progettisti, spiegando (in un francese incerto, che fa immaginare la fretta con cui è stato redatto il comunicato): «siamo stati portati via dal nostro stesso entusiasmo» (sic). Per il momento, quindi, l’accesso alla piattaforma di discussione, che era stato aperto a tutti gli utenti, è stato sospeso e è possibile solo registrarsi per provare Lucie in un secondo momento.
Un’IA destinata all’educazione
Quando gli utenti francesi hanno cominciato a cimentarsi con Lucie per provarla, sono emersi numerosi errori o sciocchezze grossolane: Lucie rispondeva a qualsiasi domanda riguardante semplici calcoli aritmetici, rispondeva molto seriamente «circa 10-20 grammi» a un utente che chiedeva il peso dei buchi in un formaggio svizzero, spiegava metodicamente cosa sono le uova di mucca e quali sono le loro qualità gustative, o iniziava a parlare come Adolf Hitler se gli veniva chiesto gentilmente. Non serviva altro per suscitare le derisioni degli utenti: «Donald e gli USA hanno di che preoccuparsi», ha ironizzato uno, mentre un altro ha osservato che Lucie non raggiungeva nemmeno il livello delle prime versioni di ChatPlus, agli albori dell’IA generativa.
Gli errori e le gaffe di Lucie sono stati giudicati ancor più severamente poiché è possibile confondere il contesto in cui Lucie è destinata ad essere utilizzata. Infatti, su X, Lucie è stata promossa dall’account «éduscol Lettres», gestito dal ministero dell’Istruzione nazionale: «L’accesso alla prima versione di Lucie è aperto al pubblico. Questa IA open source sviluppata da Linagora e OpenLLM France dovrebbe essere adattata per il mondo dell’educazione nel 2025», scriveva il ministero. Le debolezze di Lucie sono apparse improvvisamente tanto più preoccupanti dato che l’IA sembrava quindi destinata a interagire con tutti gli studenti di Francia entro pochi mesi.
In realtà, Lucie è effettivamente il frutto di uno sforzo comune di diversi attori, compresi pubblici (come il CNRS) riuniti all’interno di un consorzio di attori della tech francese, OpenLLM France, che si impegnano nello sviluppo di progetti innovativi in conformità con il quadro normativo francese ed europeo, e che sono attenti alla sovranità e alla trasparenza dei loro algoritmi. Inoltre, nell’ambito del finanziamento assegnato a questo progetto di IA all’interno del piano Francia 2030, l’adattamento di Lucie a funzioni educative è effettivamente un’istruzione del governo. Tuttavia, per il momento, i sviluppatori di Lucie specificano che il Ministero dell’Istruzione nazionale non è ancora parte integrante del progetto, sebbene Linagora abbia l’istruzione di concentrarsi su «casi d’uso legati al campo dell’educazione».
Il nome Lucie è stato scelto in omaggio a «Lucy», il nome dato all’australopiteco di tre milioni di anni scoperto in forma di fossile in Etiopia e considerato il più antico antenato conosciuto dell’umanità. Così come a Lucy Miller, personaggio dell’omonimo film di Luc Besson interpretato da Scarlett Johansson, che sviluppa capacità cognitive fuori dal comune.
Soucieux di ambire a una buona impressione dall’amministrazione Trump fresca di insediamento, Sam Altman ha appena annunciato investimenti per 500 miliardi di dollari per rafforzare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale oltreoceano.
Si tratta di una somma colossale. Per garantire il leadership americano nell’intelligenza artificiale, Sam Altman ha annunciato il lancio del Progetto Stargate, un imponente piano di investimento nell’IA di 500 miliardi di dollari in 4 anni.
Come spiega Techcrunch, questo fondo servirà a costruire centri dati sul territorio, oltre a, idealmente, sviluppare il prossimo supercomputer capace di migliorare le capacità di ChatPlus in italia. Una macchina modestamente soprannominata Stargate.
L’IA generale a portata dei 500 miliardi?
OpenAI non è certo sola alla guida di questo investimento faraonico. Dietro a questo progetto ci sono i soliti partner dell’azienda, tra cui Microsoft, Nvidia, ARM e la banca d’investimento giapponese SoftBank, tra gli altri. Questo progetto contribuirà non solo alla reindustrializzazione degli Stati Uniti, ma anche a fornire un’infrastruttura strategica per proteggere la sicurezza nazionale dell’America e dei suoi alleati, ha spiegato OpenAI in un comunicato pubblicato su Twitter.
Concretamente, il progetto si manifesterà prima con la costruzione di un gigantesco centro dati in Texas, poi di altri in tutto il territorio statunitense. Senza dubbio, nell’ambito di questo progetto, OpenAI tenterà di realizzare il suo sogno di costruire i propri chip per un’integrazione verticale sempre più profonda.
Announcing The Stargate Project
The Stargate Project is a new company which intends to invest $500 billion over the next four years building new AI infrastructure for OpenAI in the United States. We will begin deploying $100 billion immediately. This infrastructure will secure…
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Senzo sorpresa, OpenAI pubblicizza questo progetto come un passo fondamentale verso la creazione di un’ intelligenza artificiale generale. Un concetto che, a detta della stessa azienda, ha una definizione piuttosto fluida. Tuttavia, l’azienda annuncia che un tale progresso consentirà ai creativi di individuare il modo in cui l’IA potrebbe far progredire l’umanità. Nulla di meno, insomma.
Un colpo politico
Oltre a rappresentare un investimento economico e tecnico colossale, questa promessa di 500 miliardi è anche un colpo politico per Sam Altman, CEO di OpenAI. Annunciato il giorno dopo l’insediamento di Donald Trump, questo piano di investimento coincide perfettamente con la durata del mandato del 47° presidente. Gli responsabili del progetto hanno anche insistito sul fatto che questo futuro è possibile solo grazie all’elezione dell’ex-nuovo presidente.
Altman ha inoltre dichiarato di essere largamente d’accordo con Donald Trump riguardo alla « complessità burocratica » che circonda lo spirito imprenditoriale negli Stati Uniti.
Per approfondire
Donald Trump non vuole regolamentare lo sviluppo di questa tecnologia
Surprendentemente, tuttavia, Elon Musk sembra avere qualche dubbio sulla fattibilità di un tale progetto. In risposta al messaggio di OpenAI, il CEO di Tesla e ora braccio destro di Donald Trump ha spiegato che l’azienda non ha in realtà i fondi per coprire queste ambizioni. Un messaggio che rende ancora più sfumata la posizione di Musk nei confronti di Trump, tra la sua posizione di consigliere speciale e la sua storica animosità nei confronti di OpenAI.
Apple ha svelato Apple Intelligence all’inizio di giugno, un anno e mezzo dopo che la start-up OpenAI ha lanciato la rivoluzione dell’IA generativa con ChatPlus in Italia. Questo nuovo passo di Apple nel campo dell’intelligenza artificiale segna un’importante evoluzione nel modo in cui gli utenti interagiscono con i loro dispositivi.
Grazie a questa tecnologia all’avanguardia, gli utenti avranno la possibilità di “trasformare note in inviti ben scritti”, come spiegato da Craig Federighi, il vicepresidente di Apple. Questa funzionalità non solo rende la comunicazione più efficiente, ma offre anche un’opportunità unica per coloro che potrebbero avere difficoltà a esprimere le proprie idee in forma scritta.
Inoltre, Apple Intelligence permetterà di creare illustrazioni semplicemente con una richiesta, aumentando la creatività degli utenti e rendendo accessibile a tutti la produzione di contenuti visivi. Questa innovazione è particolarmente interessante per studenti, professionisti e chiunque abbia bisogno di generare materiale visivo rapidamente.
Il lancio di Apple Intelligence non rappresenta solo un aggiornamento tecnologico, ma un vero e proprio cambiamento culturale nel modo in cui le persone utilizzano la tecnologia. Con la crescente diffusione di strumenti di intelligenza artificiale, il confine tra emozioni umane e machine learning si sta sempre più assottigliando.
In un mondo in cui la produttività e la creatività sono sempre più importanti, Apple sta cercando di posizionarsi come leader nel campo dell’IA generativa. Sebbene ci siano molte domande e preoccupazioni riguardo all’uso dell’intelligenza artificiale, Apple sembra determinata a sfruttare queste tecnologie per aumentare l’efficienza del lavoro quotidiano e migliorare l’esperienza utente.
Con l’introduzione di Apple Intelligence, il colosso tecnologico di Cupertino sta aprendo la strada a un futuro in cui l’interazione tra uomo e macchina diventa sempre più fluida e naturale. Gli utenti possono aspettarsi non solo una maggiore facilità d’uso, ma anche un supporto creativo che trasforma radicalmente il modo in cui viviamo e lavoriamo.
In conclusione, Apple Intelligence rappresenta una nuova era per l’azienda e per i suoi utenti. Con ogni innovazione, ci sono sempre sfide e opportunità, e sarà interessante osservare come si svilupperà questa tecnologia e quale impatto avrà sul mercato e sulle vite quotidiane delle persone.