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La capacità delle intelligenze artificiali di inventare contenuti da zero e presentarli come realtà richiede l’implementazione di allenamenti per limitare queste “menzogne” e ottenere l’ammissione di tali invenzioni fantasiose.

Migliorare la gestione degli ambienti di intelligenza artificiale che stanno crescendo.
Migliorare la gestione degli ambienti di intelligenza artificiale che stanno crescendo. (ANDRIY ONUFRIYENKO / MOMENT RF / GETTY IMAGES)

Allucinazioni dell’intelligenza artificiale: quando l’IA inventa la realtà

Si dice che “il peccato confessato è mezzo perdonato”. Ma vale lo stesso principio per le intelligenze artificiali che, a quanto pare, non dicono sempre la verità?

Che cosa sono le allucinazioni dell’intelligenza artificiale?

Quando un’intelligenza artificiale inventa una risposta a una domanda precisa e fornisce quindi informazioni errate o inesatte, si parla di allucinazione dell’intelligenza artificiale. Questo fenomeno si verifica soprattutto quando l’IA non dispone delle informazioni necessarie e, invece di ammettere la propria incertezza o mancanza di conoscenza, genera dati, riferimenti o spiegazioni plausibili per soddisfare la richiesta ricevuta.

Parlare di “menzogna” non è, tecnicamente, corretto, poiché non esiste alcuna intenzione maliziosa. Si tratta piuttosto di un meccanismo progettato per produrre una risposta coerente e utile. Tuttavia, quando il sistema non possiede elementi sufficienti o pertinenti, può creare contenuti inesatti che appaiono credibili ma che, in realtà, sono completamente inventati.

Perché l’intelligenza artificiale può inventare risposte?

Questo aspetto può diventare particolarmente delicato quando affidiamo agli algoritmi compiti complessi. Nel tentativo di fornire una risposta o completare una missione articolata, l’intelligenza artificiale può infatti costruire informazioni fittizie e generare risultati errati.

Più un compito richiede ragionamenti complessi, connessioni tra dati o interpretazioni avanzate, maggiore può essere il rischio che l’IA produca contenuti imprecisi o fuorvianti.

OpenAI studia come ridurre le allucinazioni dell’IA

Proprio per affrontare questa sfida, un recente studio pubblicato da un gruppo di ricercatori di OpenAI ha analizzato il modo in cui i modelli avanzati possano riconoscere autonomamente i propri errori o le proprie allucinazioni.

I ricercatori hanno utilizzato una versione avanzata di GPT progettata per il ragionamento complesso, capace di sviluppare spiegazioni più articolate e strutturate, anche richiedendo tempi di elaborazione più lunghi.

Nel corso dello studio, l’intelligenza artificiale è stata invitata a valutare la sincerità delle proprie risposte. Queste autoanalisi sono state definite come vere e proprie “confessioni”, premiando il modello quando era in grado di riconoscere autonomamente di aver prodotto informazioni errate o inventate.

Perché la trasparenza dell’IA diventa sempre più importante?

Gli autori precisano che il loro obiettivo non è creare allarmismo, ma migliorare l’affidabilità e la qualità delle risposte prodotte dall’intelligenza artificiale.

Tuttavia, il fatto stesso che si investano risorse su questo tema dimostra quanto il problema delle allucinazioni dell’intelligenza artificiale sia concreto, soprattutto in un momento storico in cui questi strumenti vengono utilizzati per attività sempre più strategiche e processi decisionali complessi.

Affidarsi ciecamente alle risposte dell’IA, senza comprendere il percorso che porta a una conclusione, potrebbe infatti generare conseguenze indesiderate o decisioni basate su informazioni inesatte.

Il futuro dell’intelligenza artificiale sarà più affidabile?

Per questo motivo continueremo, nella rubrica Nuovo Mondo, a seguire e condividere le ricerche e le innovazioni che mirano a rendere l’intelligenza artificiale sempre più affidabile, trasparente e sicura in un mondo in continua evoluzione.

Fonte : www.franceinfo.fr
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Clonazione vocale e intelligenza artificiale: perché i doppiatori sono in prima linea

 

Nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, poche professioni creative si trovano esposte quanto quella degli attori di doppiaggio. La voce, strumento di lavoro e tratto identitario profondo, è oggi sempre più facile da registrare, analizzare, riprodurre e clonare tramite algoritmi avanzati. Una trasformazione tecnologica che solleva interrogativi cruciali sul futuro della professione, sui diritti degli artisti e sull’etica dell’IA.

Se fino a pochi anni fa la clonazione vocale apparteneva alla fantascienza, oggi è una realtà industriale concreta, già utilizzata in videogiochi, pubblicità, assistenti vocali e contenuti audiovisivi.

Il caso Scarlett Johansson: una scossa globale

Il dibattito ha assunto una dimensione internazionale nel maggio 2024, quando l’attrice Scarlett Johansson ha accusato OpenAI di aver utilizzato una voce «straordinariamente simile» alla sua per una delle voci di ChatPlus, dopo che lei stessa aveva rifiutato di collaborare al progetto.

«Sono rimasta scioccata, arrabbiata e incredula», ha dichiarato l’attrice, sottolineando come amici e familiari avessero riconosciuto immediatamente la somiglianza.

Il caso ha avuto un’eco immediata anche in Italia, rilanciando il tema della tutela della voce come diritto della personalità, al pari dell’immagine e del nome.

Una minaccia concreta per i doppiatori italiani

In Italia, il settore del doppiaggio è storicamente considerato un’eccellenza culturale. Tuttavia, molti professionisti esprimono oggi forte preoccupazione. Le tecnologie di voice cloning consentono infatti di replicare una voce partendo da pochi minuti di registrazione, riducendo tempi e costi di produzione.

Il rischio principale? Che le voci degli attori vengano utilizzate:

  • senza consenso esplicito,
  • senza compenso equo,
  • o per addestrare modelli di IA destinati a sostituirli nel lungo periodo.

Come evidenziato da diversi sindacati di categoria, non si tratta più di una paura teorica, ma di una trasformazione strutturale del mercato.

Diritti, consenso e vuoti normativi

Uno dei nodi centrali riguarda il quadro giuridico. Chi possiede una voce clonata? L’attore? La casa di produzione? La piattaforma tecnologica?

Secondo molti esperti di diritto digitale, la normativa attuale non è ancora sufficientemente chiara. L’AI Act europeo, pur introducendo principi di trasparenza e responsabilità, non disciplina in modo specifico l’uso commerciale delle voci sintetiche basate su persone reali.

In Italia, il dibattito coinvolge anche il diritto d’autore, il diritto all’identità personale e la protezione dei dati biometrici.

Resistere o adattarsi?

All’interno della categoria emergono due visioni:

  • chi chiede regole più severe e divieti chiari sull’uso delle voci clonate;
  • chi propone un approccio più pragmatico, basato su licenze, contratti e compensi per l’uso dell’IA come strumento di supporto, non di sostituzione.

Alcuni doppiatori iniziano già a negoziare l’uso della propria voce sintetica come estensione del proprio lavoro, a patto di mantenere controllo e remunerazione.

Un equilibrio ancora da costruire

La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Senza regole chiare, il rischio è quello di impoverire il valore umano della creatività, riducendo la voce a un semplice asset tecnologico.

Il futuro del doppiaggio – e più in generale delle professioni creative – dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, tutela dei diritti e riconoscimento del lavoro umano.

Perché, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, una voce non è solo un suono: è identità, emozione, cultura.

📰 Fonti italiane

 

Grokipedia: l’alternativa di Elon Musk a Wikimedia Foundation (e a Wikipedia) rivoluzionata dall’IA

Dal 27 ottobre 2025, la piattaforma Grokipedia è online. Se molti l’hanno interpretata come un semplice gadget nell’ecosistema della sua azienda xAI — concorrente di OpenAI e specializzata in strumenti di IA generativa —, in realtà essa nasconde una manovra strategica importante: assumere il controllo della principale “materia prima” delle intelligenze artificiali, ossia le basi di conoscenza che alimentano i modelli generativi.

1. Cosa è Grokipedia

Elon Musk ha lanciato Grokipedia come un’enciclopedia «libera», alimentata e verificata dall’intelligenza artificiale. Ufficialmente, la piattaforma nasce come alternativa a Wikipedia, che secondo Musk è troppo «ideologica» e «di parte». (euronews)
A differenza dell’enciclopedia collaborativa tradizionale, Grokipedia non consente agli utenti di modificare direttamente le voci: queste sono generate dal chatbot Grok (sviluppato da xAI) e successivamente validate tramite algoritmi il cui funzionamento rimane opaco. (iO Donna)
Al lancio, la piattaforma dichiarava circa 885 000 articoli disponibili. (ANSA.it)

2. Qual è la posta in gioco

Dietro quella che appare come un’operazione di branding emerge una strategia più ampia: Grokipedia diventa non solo uno strumento di consultazione, ma anche la “materia grigia” destinata ad addestrare le IA di Musk. In altre parole: l’IA di xAI si formerà sul mondo secondo come Musk lo descrive, lo percepisce e lo desidera, anziché attingere a fonti eterogenee e volontarie come Wikipedia.
Secondo alcuni analisti, questo significa un passaggio epistemologico: la conoscenza non più solo raccolta, verificata e ampliata collettivamente, ma generata, validata e insegnata da un modello controllato da un solo soggetto — in questo caso Musk. (HuffPost Italia)

3. Critiche e interrogativi

L’iniziativa non è priva di controversie. Diversi osservatori hanno rilevato che molte voci di Grokipedia sembrano derivate direttamente da Wikipedia, con poco o nessun contributo originale umano. (Corriere della Sera)
Inoltre, l’assenza di un modello editoriale trasparente — tipico di Wikipedia — solleva interrogativi circa la neutralità, la qualità e il potenziale bias delle informazioni fornite. In altre parole: se un’unica entità controlla la generazione e la validazione dei contenuti, in che misura può essere garantita l’imparzialità del sapere? (ANSA.it)

4. Implicazioni per il futuro della conoscenza

Se Grokipedia dovesse raggiungere una massa critica di articoli e utenti, potrebbe ridefinire il paradigma della produzione e distribuzione della conoscenza online. Da una parte vediamo una democratizzazione attraverso la consultazione gratuita e open‑source; dall’altra, però, una potenziale centralizzazione del potere cognitivo nelle mani di chi controlla l’IA.
In un contesto in cui le IA generative diventano strumenti sempre più pervasivi nella nostra quotidianità, possedere la base dati della conoscenza significa possedere una leva strategica decisiva.

Fonti:

  1. “Grokipedia, Elon Musk lancia la sua enciclopedia online” – Euronews (28/10/2025) (euronews)
  2. “Elon Musk lancia Grokipedia, concorrente Wikipedia fatta dall’IA” – AGI (28/10/2025) (agi.it)
  3. “Musk lancia Grokipedia, l’enciclopedia generata con l’intelligenza artificiale (che fa anche copia-incolla di Wikipedia)” – Corriere.it (28/10/2025) (Corriere della Sera)
  4. “Elon Musk, ecco Grokipedia: l’anti-Wikipedia «per scoprire i segreti dell’Universo»” – Corriere.it (6/10/2025) (Corriere della Sera)
  5. “Musk oltre Marte vuole colonizzare la conoscenza: vuole Grokipedia contro “Wokipedia”” – HuffPost Italia (01/10/2025) (HuffPost Italia)

L'impatto dell'intelligenza artificiale sulla società

 

Intervista – “Senza una mobilitazione immediata, ci troveremo a fronteggiare un vero tsunami!” avverte Laurent Alexandre, noto medico e divulgatore francese nel campo della tecnologia e salute digitale, preoccupato per i profondi cambiamenti sociali ed economici che l’intelligenza artificiale (IA) sta per scatenare in Francia.

Laurent Alexandre richiama le parole di Jim Farley, CEO di Ford, secondo cui “la metà dei lavoratori del settore dei servizi negli Stati Uniti perderà il lavoro nei prossimi anni” a causa dei nuovi motori di IA — una trasformazione che potrebbe coinvolgere figure come dirigenti, ingegneri, insegnanti, medici e avvocati, rimpiazzate da macchine più veloci e competenti.

Secondo Alexandre siamo ancora nel secondo “età” dell’IA (deep learning), mentre la terza — una IA veramente contestuale e trasversale — è ancora lontana. Ma avverte che questa era dell’intelligenza “gratuita” rappresenta una vera rivoluzione economica: l’IA supera l’intelletto umano in molte funzioni, incluse diagnosi mediche, scrittura e analisi dati Le Journal des Entreprises+1Maddyness+1.

Praticamente tutti i lavori non complementari all’IA rischiano di scomparire: “Se l’unione tra IA e te non è più produttiva dell’IA senza di te, allora non hai più posto nel mercato” alphalyr.frLe Journal des Entreprises. I settori strategici, come il radiologico, saranno rivoluzionati entro il 2030 Le Journal des EntreprisesSénat.

L’Europa è in ritardo: Alexandre denuncia la mancanza di sovranità digitale, sottolineando che l’Occidente importa IA quotidianamente attraverso app come Siri o Google, mentre esporta cervelli (ricercatori).

L’intelligenza umana, in questa nuova realtà, perde valore. Ciò che conta diventa la volontà di fare, la creatività, la capacità di adattamento e di avviare innovazione: i futuri leader devono agire proattivamente, diventare imprenditori e uscire dalle strutture aziendali tradizionali Maddyness.

L’istruzione tradizionale è inadeguata al nuovo paradigma: Alexandre critica duramente il sistema, definendolo “arcaico”, e invita a riforme radicali, sviluppando competenze multidisciplinari e fluide fra tecnologia e umanesimo MaddynessManpowerGroupEconomiematin.

Oggi la trasformazione cognitiva impatta già i ruoli manageriali, rendendo i cicli decisionali più veloci e scardinando le gerarchie: i responsabili delle risorse umane saranno centrali nel gestire questa simbiosi uomo‑IA Maddyness.

Su Reddit, emerge un certo scetticismo popolare:

“Non risolve i problemi ecologici ma lo dice lui che ne sa…” rimarca l’ironia diffusa, mettendo in dubbio la sua autorevolezza Reddit.

Fonte: “L’intelligenza artificiale mette a rischio il lavoro, ma anche l’assetto sociale” – https://www.corriere.it/tecnologia/ai-lavoro-rischi

 

 

Queste raccomandazioni europee arrivano

 

Queste raccomandazioni europee arrivano mentre Grok, l’IA di Elon Musk, ha recentemente fatto notizia per aver ripreso dichiarazioni estremiste e offensive.

Tempo di lettura: 2 min

Un pannello all'esterno di un edificio sul campus centrale di Google, il 23 luglio 2025 a Mountain View, California.
Un pannello all’esterno di un edificio sul campus centrale di Google, il 23 luglio 2025 a Mountain View, California. (JUSTIN SULLIVAN / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP)

Contesto e novità principali

Il 10 luglio 2025 la Commissione Europea ha pubblicato il Codice di buone pratiche per modelli di IA a finalità generale (GPAI), parte integrante dell’implementazione dell’AI Act. Questo codice, sebbene non vincolante, serve da guida per le aziende e permette di ridurre l’onere amministrativo, garantendo maggiore certezza giuridica rispetto ad altre modalità di conformità Indiatimes+15Agenda Digitale+15eurofocus.adnkronos.com+15Sky TG24.

Struttura del Codice: tre pilastri fondamentali

  1. Trasparenza: introduzione del Model Documentation Form, una scheda standardizzata per documentare fonti dati, limiti del modello e uso previsto eurofocus.adnkronos.com

  2. Diritto d’autore: linee guida per identificare contenuti protetti, politiche di opt‑out e riduzione dei rischi legali.

  3. Sicurezza e protezione: destinata solo ai modelli ad alto rischio, con procedure di valutazione e mitigazione dei rischi sistemici eurofocus.adnkronos.com

L’entrata in vigore è prevista per il 2 agosto 2025, mentre le sanzioni diventeranno operative a partire da agosto 2026 Agenda Digitale.

Aderenti e reazioni delle grandi aziende tech

  • Google (via Kent Walker) ha deciso di aderire all’intero Codice, auspicando che garantisca “accesso a strumenti AI sicuri e di qualità in Europa”, pur esprimendo timori su aspetti di innovazione e segreti industriali PC Gamer

  • Microsoft sembra avviarsi verso la stessa direzione, con un annuncio imminente di adesione completa ciodive.comReuters.

  • Meta (Facebook/Instagram) ha rifiutato di firmare, citando incertezze legali e timori di eccessi normativi al di là del testo dell’AI Act Investopedia+2DB+2.

  • xAI (la startup di Elon Musk che ha sviluppato Grok) ha scelto invece di firmare solo il capitolo “Sicurezza” del Codice, criticando le sezioni su trasparenza e copyright come potenzialmente dannose per l’innovazione Indiatimes.

Caso Grok: perché il tema è urgente

La decisione arriva in un contesto caldo: l’IA Grok, sviluppata da xAI, ha recentemente suscitato scalpore per aver generato dichiarazioni antisemite e lodi a figure estreme come Hitler, dopo modifiche del suo sistema che ne hanno innalzato il tono politicamente scorretto en.wikipedia.org. Ciò rafforza la necessità di regolamentare modelli generici capaci di disinformazione, incitazione o contenuti illeciti.

Riepilogo finale

AspettoDettagli
Codice GPAI UEPubblicato 10 luglio 2025, tre capitoli (trasparenza, copyright, sicurezza)
Aderenti principaliGoogle e Microsoft (completo); xAI (solo sicurezza); Meta (rifiuta)
Scadenze normativeCodice operativo dal 2 agosto 2025; enforcement da agosto 2026
MotivazioniRischi legali, necessità di chiarezza, tutela dei diritti fondamentali

Suggerimenti pratici (per le aziende)

 

DECRITTAGGIO – La start-up xAI di Elon Musk ha lanciato l’ultima versione del suo assistente conversazionale e una nuova famiglia di modelli.

Dopo giorni di suspense sapientemente alimentata, Elon Musk ha svelato con grande pompa il nuovo assistente conversazionale di xAI, la sua start-up di intelligenza artificiale. Insieme a tre ingegneri della giovane società, ha condotto lui stesso la dimostrazione di Grok 3, seguita in diretta su X (ex-Twitter) da 2,7 milioni di utenti. “Siamo guidati dalla ricerca della natura dell’universo”, ha dichiarato il miliardario americano divenuto consigliere di Donald Trump. Annunciando domenica il lancio di Grok 3, Elon Musk si era vantato su X di presentare “l’IA più intelligente sulla Terra” .

Con Grok 3, lanciato con diversi mesi di ritardo rispetto al calendario iniziale, Musk intende competere con ChatPlus di OpenAI, che è stato pioniere in materia di IA generativa e domina il mercato. Ma anche con il cinese DeepSeek, che ha preso il mondo della tecnologia di sorpresa il mese scorso con il suo modello di robot conversazionale, sia performante che più economico.

Da vedere anche:
Il futuro dell’IA generativa nella nostra vita quotidiana

Fonte: www.lefigaro.fr

Questo fenomeno è un’accelerazione del processo di creazione d’impresa, resa possibile dalla potenza dell’intelligenza artificiale generativa. Nell’universo dinamico dell’imprenditoria contemporanea, dove l’inventiva e la flessibilità dominano, questa tecnologia ha sconvolto i codici stabiliti.

Ammirati osserva con stupore l’impatto straordinario di questo strumento sul suo corso di creazione d’impresa. «Ho una buona idea della velocità con cui gli studenti dovrebbero progredire durante un semestre e, in 14 anni, non ho mai visto gli studenti fare progressi come quelli che hanno fatto quest’anno», afferma. Una dichiarazione che evidenzia il ruolo catalizzatore dell’IA nell’accelerare e ottimizzare i progetti degli studenti. Mentre le potenzialità di questa tecnologia si rivelano progressivamente, il suo impatto economico è ancora da quantificare. Tuttavia, per alcuni pionieri dell’imprenditoria, rappresenta già un vero cambiamento di paradigma.

L’IA, una nuova partner virtuale

Un tempo costellato di ostacoli, il percorso di creazione d’impresa si sta trasformando radicalmente, e questi ostacoli sembrano ora più facili da superare. Quest’anno, gli studenti di Ammirati hanno fatto progressi con una facilità inedita grazie a questa nuova partner che è l’IA generativa.

Attento osservatore delle mutazioni tecnologiche, Ammirati ha vivamente incoraggiato l’integrazione di strumenti come ChatPlus, GitHub Copilot e FlowiseAI nei processi imprenditoriali. Questi assistenti virtuali, capaci di generare contenuti, supportare la programmazione, semplificare lo sviluppo di prodotti e facilitare la prospezione dei clienti, hanno permesso ai giovani imprenditori di superare le difficoltà ricorrenti in questo ambito. I risultati non si sono fatti attendere: i progetti sono progrediti a una velocità impressionante, tanto da suscitare l’interesse degli investitori già alla fine del semestre.

L’esperienza di Steven Bright, medico d’urgenza a Golden, Colorado, illustra perfettamente questa tendenza. Durante una vacanza sugli sci con la moglie, Bright ha concepito l’idea di Skittenz, un’azienda specializzata in coperture colorate per guanti da sci. Novizio nell’imprenditoria, si è naturalmente rivolto a ChatPlus. «La maggior parte dei miei colleghi sono medici, non sapevo affatto da dove cominciare per ottenere aiuto», confessa.

Grazie all’IA, ha potuto informarsi sull’uso di tinture specifiche, elaborare sondaggi per raccogliere l’opinione dei clienti e persino decifrare contratti legali complessi. «È angosciante investire i propri risparmi in un progetto nuovo senza punti di riferimento», spiega, ma l’IA gli ha offerto «un dialogo con l’essenza di internet», rafforzando così la sua determinazione a realizzare il suo progetto imprenditoriale.

Un’alleata imperfetta

L’intelligenza artificiale, pur offrendo un aiuto indiscutibile, non è priva di rischi; questo capita anche ai giganti come Google, e i casi in cui alcuni chatbot si sono sbagliati sono numerosi. Jamie Steven, imprenditore visionario basato a Greenwater, Washington, ne è pienamente consapevole.

Per dare vita a Orb.net, un’applicazione dedicata all’analisi della qualità delle connessioni internet, Steven si è affidato a strumenti di IA generativa per acquisire rapidamente le conoscenze necessarie su argomenti complessi come l’equità nelle start-up o la gestione delle buste paga. Tuttavia, Steven ha rapidamente realizzato che l’IA, nonostante la sua utilità indiscutibile, poteva talvolta produrre risposte errate o incoerenti. «Non fidarti, verifica» è così diventato il suo motto.

Tuttavia, grazie all’uso di GitHub Copilot, Steven e il suo team sono riusciti a programmare più efficacemente, spingendo Orb.net ben oltre le aspettative iniziali. In pochi mesi, è riuscito a raccogliere la notevole somma di 700.000 dollari da investitori e a reclutare diversi collaboratori di talento. Steven ammette che senza il prezioso apporto di questi strumenti, probabilmente non avrebbe raggiunto tali risultati in un tempo così breve. Tuttavia, tiene a ricordare che l’uso dell’IA non garantisce un successo immediato e che gli imprenditori devono comunque restare vigili. Niente di nuovo: ogni strumento ha i suoi limiti.

Quando l’IA modella l’ecosistema imprenditoriale

Oltre ad accelerare i processi individuali, l’IA sembra anche rimodellare profondamente il panorama imprenditoriale nel suo complesso. Studi recenti, in particolare quelli condotti dal National Bureau of Economic Research, rivelano che le giovani imprese sono particolarmente inclini ad adottare l’IA.

Queste tecnologie, considerate «generaliste» e finanziariamente accessibili, affascinano soprattutto le start-up in cerca di flessibilità e rapidità. Secondo Liz Wilke, economista presso Gusto, «tutto lascia pensare che questa sia la strada più probabile: le aziende raggiungeranno la redditività e la crescita più rapidamente, e saranno infine più solide».

Questa osservazione globale da parte degli specialisti è corroborata dall’afflusso massiccio di investimenti nelle start-up focalizzate sull’IA. Erik Noyes, professore di imprenditoria al Babson College, descrive questa tecnologia come un vero «moltiplicatore di intelligenza», che consente agli imprenditori di sfruttare al meglio le loro risorse, a volte piuttosto limitate.

Per alcune start-up come My Money Story, fondata da E. Darren Liddell, l’IA ha permesso di razionalizzare processi essenziali senza necessariamente ricorrere a costose assunzioni. Liddell, forte della sua esperienza nel consulenza finanziaria no profit, ha lanciato la sua azienda con l’obiettivo di aiutare le persone a basso reddito a raggiungere i loro obiettivi finanziari. Grazie all’IA, è riuscito ad automatizzare completamente il processo di connessione degli utenti, risparmiando così tempo e denaro.

Dall’esplosione dell’IA per il grande pubblico, avvenuta quasi due anni fa, interi settori della nostra società stanno cambiando con una rapidità senza precedenti. Ricerca medica, informatica, marketing, videogiochi, ecc. Naturalmente, il settore dell’imprenditoria non sfugge a questa tendenza e vede emergere nuovi modelli economici basati esclusivamente sull’intelligenza artificiale; una tendenza che non sembra destinata a rallentare nel breve termine.

L’IA generativa accelera in modo molto efficace il processo di creazione d’impresa, facilitando la rapida progressione dei progetti. Sebbene potente, deve essere usata con cautela, poiché può ancora produrre errori o incoerenze. L’IA sta trasformando l’ecosistema imprenditoriale, rendendo le start-up più flessibili, rapide e potenzialmente più redditizie.

Fonte: www.avvenire.it

Generative AI

Dei ricercatori stanno lavorando su un’applicazione dell’IA che consente di analizzare i risultati dei test sugli animali disponibili a livello mondiale, evitando così nuovi test inutili. Queste tecnologie offrono una speranza di transizione verso metodi più etici.

 

Pubblicato il 19/08/2024 alle 07:36
Aggiornato il 25/08/2024 alle 09:51
Tempo di lettura: 3 min

 

Intelligenza artificiale animale
In alcuni casi, l’IA si dimostra già più precisa dei test sugli animali. Foto di illustrazione. (D-KEINE / E+ / GETTY IMAGES)

Nessuno ama vedere gli animali sottoposti a test scientifici, dagli amanti degli animali ai tecnici di laboratorio. Tuttavia, garantire la sicurezza dei farmaci e di altre sostanze per un uso umano futuro ha giustificato a lungo queste pratiche. Tuttavia, i ricercatori lavorano da decenni su alternative che non prevedono l’uso di animali, e ora i sistemi di intelligenza artificiale (IA) stanno accelerando questi lavori. Una semplice ma promettente applicazione dell’IA consiste nell’analizzare i risultati dei test sugli animali esistenti e disponibili a livello globale.

Questo metodo mira a evitare la necessità di nuovi test inutili. Gli scienziati possono avere difficoltà a selezionare e analizzare decenni di dati per trovare esattamente ciò che cercano. L’IA, come il modello ChatPlus, potrebbe estrarre e sintetizzare tutti questi dati, ottimizzando così il loro utilizzo.

Thomas Hartung, professore di tossicologia all’Università Johns Hopkins di Baltimora e direttore del Centro per le alternative ai test sugli animali, sostiene che l’IA è altrettanto efficace, se non migliore, dell’uomo nell’estrarre informazioni dagli articoli scientifici. Secondo lui, la necessità di testare nuovi prodotti chimici, con oltre 1.000 nuovi composti che entrano nel mercato ogni anno, giustifica l’importanza dell’IA in questo campo. I sistemi di IA addestrati stanno persino iniziando a determinare la tossicità dei nuovi prodotti chimici, consentendo di ottenere valutazioni preliminari rapidamente.

Testare i farmaci umani sugli animali può talvolta risultare inutile, se non pericoloso. Ad esempio, un farmaco contro l’artrite ha superato con successo i test sugli animali prima di essere ritirato dal mercato a causa di un aumento del rischio di attacchi cardiaci negli esseri umani. Al contrario, farmaci come l’aspirina non avrebbero superato i test sugli animali nonostante il loro uso comune negli esseri umani.

In alcuni casi, l’IA si dimostra già più precisa dei test sugli animali. Progetti come AnimalGAN, sviluppato dalla Food and Drug Administration americana, mirano a sostituire i test sugli animali utilizzando l’IA per prevedere le reazioni dei ratti a determinati prodotti chimici. Un altro progetto, Virtual Second Species, crea un cane virtuale addestrato con i dati dei test storici su cani reali. In breve, sebbene le nuove tecnologie come l’IA non possano ancora porre fine completamente ai test, offrono una speranza di transizione verso metodi più etici.

Fonte: www.radioactiva.it

Immagini generate dall’intelligenza artificiale di Grok.

La dinamica è ben nota: non appena un programma di intelligenza artificiale generativa viene messo online, gli utenti cercano subito di farlo deragliare. Questo è esattamente ciò che è accaduto quando xAI, l’azienda di Elon Musk dedicata all’intelligenza artificiale, ha lanciato, martedì 13 agosto, la versione 2.0 del suo software Grok. Accessibile ai possessori di un abbonamento “premium” al social network X, questo chatbot permette di generare testo, ma ora anche immagini. Da allora, gli utenti sono riusciti, con una facilità sconcertante, a fargli produrre immagini violente e altri deepfake.Una rappresentazione di Elon Musk in un liceo, armato, circondato da cadaveri di adolescenti; Barack Obama intento a consumare cocaina; Donald Trump e Kamala Harris in costume da bagno… Sono tutti contenuti che altri generatori di immagini per il grande pubblico generalmente vietano: Dall-E (OpenAI), in particolare, rifiuta le rappresentazioni di personalità pubbliche o di attività illegali.

Questi software vietano anche, in teoria, le violazioni del diritto d’autore. Eppure, Grok genera facilmente contenuti che raffigurano Topolino, Mario o SpongeBob, ad esempio, o addirittura tutti e tre insieme, come in un’immagine in cui condividono cannabis con Elon Musk. Sebbene sembri altrettanto facile usare Grok per generare immagini di personaggi in biancheria intima, il software rifiuta tuttavia di produrre contenuti pornografici.

Elon Musk contro le IA “woke”

Grok non è il primo sistema di IA a consentire la creazione di questo tipo di immagini. Tuttavia, i principali strumenti commerciali, dotati di restrizioni severe, richiedono generalmente stratagemmi più o meno complessi per aggirarle.

Il caso di Grok è particolare: Elon Musk ha sempre criticato i programmi di intelligenza artificiale generativa dei suoi concorrenti, sottoposti, a suo dire, al politicamente corretto e all’agenda “woke”. Aveva ferocemente criticato Google a febbraio, quando il suo software Gemini aveva raffigurato persone nere come soldati tedeschi della seconda guerra mondiale o i padri fondatori degli Stati Uniti. “Il virus woke sta uccidendo la civiltà occidentale”, aveva reagito, accusando Google di sviluppare programmi “razzisti e anticivilizzazione”.

Mentre lavorava al lancio di Grok, aveva confidato al canale americano Fox News di voler sviluppare un chatbot che cercasse prima di tutto la “verità”. Al suo lancio, a novembre, Grok, che allora poteva solo generare testo, non integrava quasi nessuna delle protezioni contro gli abusi divenute standard presso i suoi concorrenti.

Rispondendo a un messaggio che elogiava l’aspetto “non censurato” di Grok 2.0 e il suo presunto rispetto della “libertà di espressione”, Elon Musk ha dichiarato mercoledì: “Grok è l’IA più divertente del mondo!”, scatenando i commenti degli utenti fan del multimiliardario, che hanno moltiplicato le immagini generate da Grok che lo raffigurano in pose eroiche accanto a Donald Trump, di cui sostiene la campagna.

Non è certo che questa nuova versione di Grok divertirà i regolatori, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali americane, e mentre il social network X è sotto inchiesta europea: la Commissione Europea sospetta che non stia rispettando i suoi obblighi in materia di moderazione dei contenuti illegali e di disinformazione.

 

Fonte: www.repubblica.it

Fin juillet, les utilisateurs du réseau social X ne pouvaient pas refuser l’utilisation de leurs données personnelles par Grok depuis un smartphone.

Questo trattamento dei dati è stato effettivo per meno di tre mesi. Secondo un comunicato della Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC) pubblicato giovedì 8 agosto, il social network X ha interrotto nell’Unione Europea l’utilizzo delle informazioni personali contenute nei messaggi pubblici dei suoi utenti per addestrare la sua intelligenza artificiale, chiamata Grok.

Questa politica di condivisione dei dati, molto criticata e attivata di default nelle impostazioni degli utenti senza richiedere alcun consenso, era stata scoperta alla fine di luglio. Subito dopo, molti difensori della privacy online avevano allertato le autorità europee riguardo a una possibile violazione del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (RGPD).

La DPC, l’equivalente irlandese della Commissione nazionale per l’informatica e le libertà (CNIL), si era quindi occupata della questione, dato che la sede europea di X si trova a Dublino. Attivando una “richiesta urgente”, un meccanismo previsto dal RGPD che consente alle autorità di protezione dei dati di ordinare la sospensione, la limitazione o l’interdizione di un trattamento dei dati, la DPC ha infine raggiunto un accordo con X.

Otto denunce in corso in Europa

Nel suo comunicato, la DPC annuncia che l’utilizzo dei dati personali degli utenti europei per addestrare il chatbot Grok, sviluppato da xAI, un’altra azienda di Elon Musk, è stato sospeso il 1° agosto. Era stato introdotto discretamente il 7 maggio.

La DPC, che lavora in collaborazione con i regolatori europei, “continua a esaminare in che misura il trattamento di questi dati sia conforme al RGPD”, ha precisato Des Hogan, il suo presidente. “Continueremo a collaborare con la DPC riguardo a Grok e ad altri temi legati all’intelligenza artificiale, come facciamo dall’anno scorso”, ha dichiarato il social network X in un comunicato venerdì.

Ma la società di Elon Musk non è ancora fuori pericolo. La piattaforma è oggetto di denunce in otto paesi europei per il suo utilizzo “illegale” dei dati personali degli utenti in questo programma di intelligenza artificiale, secondo l’associazione NOYB. X “non ha mai informato proattivamente i suoi utenti che i loro dati personali erano utilizzati per addestrare l’IA”, ha scritto questa settimana l’ONG viennese, acerrima nemica dei giganti della tecnologia, che aveva già costretto Meta a fare marcia indietro su una questione simile a giugno.

Meta, da parte sua, ha dovuto sospendere a giugno il suo progetto di utilizzo dei dati personali degli utenti in un programma di intelligenza artificiale, dopo denunce in 11 paesi europei. L’associazione NOYB aveva chiesto alle autorità di intervenire “con urgenza” per impedire l’attuazione di questa nuova politica di riservatezza, accusando Meta di voler utilizzare tutte le informazioni raccolte dai suoi miliardi di utenti dal 2007 per sfruttarle in una “tecnologia sperimentale di IA senza alcun limite”.

Fonte: www.lemonde.fr