La Necessità di un’Indipendenza Tecnologica in Europa
Cento aziende tecnologiche e organizzazioni europee hanno scritto alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, evidenziando la necessità di una maggiore autosufficienza tecnologica europea, esortandola a creare un fondo sovrano per le infrastrutture tecnologiche al fine di incrementare gli investimenti pubblici nelle tecnologie all’avanguardia. Tra loro: Aruba, Proxima Fusion, Cubbit, OVH Cloud, Proton, Sopra Steria, Airbus, Dassault Systemes e ancora European Software Institute, European Startup Network, Italian Tech Alliance.
Nella lettera, le startup e le organizzazioni, che hanno dato vita all’iniziativa EuroStack, sottolineano come gli sviluppi geopolitici recenti rilevino l’urgenza per l’Europa di agire per mantenere la propria autonomia strategica nei settori chiave del digitale: dalla connettività al cloud, all’intelligenza artificiale fino alle piattaforme.
L’Europa si trova in una posizione di ritardo significativo nello spazio digitale e, se non si interviene rapidamente, il rischio evidente è che nei prossimi tre anni la dipendenza del Continente da tecnologie non europee – in primis americane e cinesi – diventerà quasi totale. “La visione è di sostenere l’imprenditorialità e la competitività europea (un ecosistema formato da aziende, pmi e startup), creare resilienza, proteggere la nostra autonomia e sovranità in un mondo volatile, dando potere a persone e aziende d’Europa”.
È Necessaria un’Indipendenza Digitale
Il cloud occupa un posto centrale nel documento inviato a Bruxelles. I firmatari chiedono all’Ue innanzitutto di sostenere lo sviluppo di requisiti armonizzati per gli utenti di cloud pubblico/privato affinché optino per l’utilizzo di “servizi cloud sovrani” per l’archiviazione dei propri dati sensibili, il che è anche da considerarsi come una misura di sicurezza ulteriore per proteggersi dalle leggi extraterritoriali non UE, che potrebbero rappresentare un rischio per i dati europei. Il contesto geopolitico attuale, sta spingendo l’UE a rafforzare le proprie capacità strategiche. Tant’è che proprio all’inizio di marzo, l’Unione ha proposto misure fiscali per mobilitare 800 miliardi di euro, destinati in gran parte all’aumento della spesa per la Difesa e alla resilienza economica, il “ReArm Europe”. Abbiamo raggiunto Alessandro Cillario, Ceo di Cubbit, tra le aziende italiane firmatarie dell’iniziativa EuroStack. La scaleup bolognese si occupa di sovranità dei dati dal 2016, ha più di 350 clienti ed è supportata da partnership internazionali come Exclusive Networks e Leonardo. Ad oggi conta su una squadra di 50 persone e si sta espandendo velocemente in Europa, Gran Bretagna e USA.
Cillario, perché avete deciso di aderire all’iniziativa EuroStack, quanto è importante?
“Partiamo da un dato: nel 2017 i provider europei di servizi cloud coprivano con i loro servizi il 30% del mercato nel continente. In meno di dieci anni sono crollati al 10%, nonostante il mercato continui a crescere. Se continuiamo così, nell’arco di qualche anno scompariranno. Le cause sono molteplici, ma la principale è che nell’ultimo decennio come europei abbiamo abdicato al nostro compito di creare, investire e acquistare tecnologie europee. È tempo di invertire la rotta, EuroStack va in questa direzione, in perfetto allineamento con quanto affrontato anche dal rapporto Draghi: c’è uno svantaggio competitivo da recuperare causato da regolamentazioni eccessive, frammentazione del mercato e scarsi investimenti.
Questo tema interessa tutti, perché la perdita di competitività equivale anche a una perdita di valore per il nostro sistema produttivo. Se non nascono campioni europei, perdiamo talenti che vanno all’estero, perdiamo know-how tecnologico, e soprattutto perdiamo lavori di qualità e crescita economica. Come europei non abbiamo realmente beneficiato della crescita economica portata dal digitale negli ultimi vent’anni, e molto di questo dipende proprio dal fatto che non ci siamo ritagliati un nostro ruolo nel settore della tecnologia”.
Perché è cruciale promuovere investimenti in tecnologie europee in questa fase?
“La sovranità digitale è la capacità di mantenere indipendenza tecnologica e sui propri dati. Questo non è solo un tema per esperti del settore, è nell’interesse di tutti, perché garantisce stabilità economica, potenziale di innovazione e indipendenza geopolitica. Faccio un rapido esempio che ha impattato la vita di tutti noi: durante gli anni della pandemia da Covid, abbiamo dovuto affrontare una forte carenza di mascherine e abbiamo scoperto che erano tutte prodotte in Cina. Lo stesso è accaduto poi con i vaccini, che le grandi nazioni del mondo si sono contese, negoziando con le case farmaceutiche. Ora dobbiamo chiederci: cosa succederà se la prossima carenza riguarderà i semiconduttori per i data center, che sono prodotti a Taiwan e che saranno colpiti da una potenziale guerra con la Cina? C’è qualche possibilità che le aziende straniere che gestiscono il 90% dei nostri dati sui loro server si concentreranno sulla conservazione dei data center europei invece, che su quelli presenti nei loro paesi di origine? La risposta è no. E se non abbiamo player europei forti in questo settore, saremo molto più vulnerabili e nelle mani di qualche Ceo che si trova a migliaia di chilometri di distanza oltre oceano.”
In che modo l’Europa può diventare più indipendente dal punto di vista tecnologico?
“Dobbiamo creare, investire, ma soprattutto acquistare tecnologia europea. Solo così possono nascere grandi aziende nel settore. Le aziende crescono perché creano prodotti di valore per i clienti e quindi generano ricavi. Questa è l’unica strada per attrarre capitali d’investimento che ne rafforzino la crescita. Dobbiamo aumentare la domanda di tecnologia europea, è un win-win-win: rafforziamo la nostra indipendenza tecnologica e la nostra sovranità, facciamo crescere aziende europee forti che attraggono talenti e rafforzano l’economia, generiamo valore che viene redistribuito nel nostro continente e che non finisce all’estero. Ma siamo anche consapevoli che da ogni minaccia, ci sia sempre un’opportunità. Nelle ultime settimane stiamo ricevendo sempre più chiamate da CIO e Responsabili IT italiani ed europei fortemente preoccupati per quello che sta succedendo: tutti stanno lavorando a una strategia per limitare la loro dipendenza e diversificare il rischio. Sono consapevoli che, senza i dati, le loro aziende non hanno futuro.”
Quali sono le azioni concrete di Cubbit in questa fase storica?
“Vogliamo creare uno stack software europeo a partire dal settore dello storage dei dati. L’unico modo per farlo non è inseguire gli americani, ma creare innovazioni che superino i loro modelli tecnologici. Per questo abbiamo sviluppato in anni di lavoro un modello di geo-distribuzione delle informazioni che garantisce più sicurezza, ma anche costi più competitivi rispetto ai servizi tradizionali. Il risultato è che oggi siamo l’unica soluzione software europea in questo ambito. La verità è che abbiamo ricevuto diverse proposte per trasferirci all’estero: questo avrebbe senz’altro accelerato la nostra crescita, ma avrebbe impoverito l’ecosistema italiano, che invece è quello che ci interessa. Abbiamo attratto noi capitali e talenti internazionali in Italia, invece che andarcene. E i frutti stanno arrivando: oltre alle nostre partnership con Leonardo e con WIIT, che continuano a crescere, ci sono progetti strategici con importanti organizzazioni a cui stiamo lavorando e che racconteremo nei prossimi mesi. Vogliamo essere protagonisti nella catena del valore dell’industria italiana e europea.”
Ognuna otterrà un contributo in denaro con la possibilità di incassare altri 40mila euro in base alla performance, oltre a una mentorship, quattro mesi di sessioni di formazione e servizi digitali per lo sviluppo del business
Un’app per creare racconti personalizzati per i bambini con l’intelligenza artificiale, un personal shopper virtuale, una piattaforma per aiutare i personal trainer a organizzare il lavoro. E poi, un nutrizionista digitale, un’app che seleziona i migliori articoli di stampa specializzata, un servizio di car pooling a Firenze. Sono queste le sei idee innovative che sono state selezionate per Hubble9, uno dei programmi di accelerazione per startup digitali nato dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze e lo startup studio Nana Bianca insieme alla Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione dell’Università degli Studi di Firenze. Ognuna riceverà un contributo in denaro di 60mila euro, con la possibilità di ottenere altri 40mila euro in base alla performance, oltre a una mentorship, quattro mesi di sessioni di formazione e servizi digitali per lo sviluppo del business. Non solo startup ma anche uno spin-off è tra le sei idee scelte.
FairyMinds è un’app innovativa pensata per genitori che vogliono intrattenere ed educare i loro figli attraverso storie personalizzate. La piattaforma consente di creare racconti illustrati e su misura, tramite AI in base alle preferenze dei genitori e dei bambini, combinando educazione e intrattenimento in un formato interattivo e coinvolgente. L’obiettivo è fornire un’alternativa creativa e significativa al consumo passivo di contenuti digitali, aiutando i genitori a trascorrere più tempo di qualità con i propri figli;
Teticum è una piattaforma di assistenza virtuale avanzata per gli e-commerce, progettata per replicare l’esperienza di un commesso fisico. L’obiettivo principale è supportare i clienti durante il processo d’acquisto, ottimizzando la scoperta, la selezione e la finalizzazione degli ordini. Teticum raccoglie dati dalle interazioni per migliorare l’esperienza utente e supportare le decisioni strategiche dei rivenditori. Questa tecnologia combina l’intelligenza artificiale con una interfaccia utente intuitiva, consentendo l’integrazione dell’assistente virtuale direttamente sui siti web degli e-commerce;
Plannest è una piattaforma digitale progettata per semplificare e ottimizzare la gestione quotidiana dei personal trainer e dei centri fitness. Attraverso strumenti automatizzati e una suite di funzionalità intuitive, Plannest aiuta i professionisti a risparmiare tempo, concentrandosi sull’allenamento dei clienti, eliminando stress logistici e migliorando l’esperienza complessiva sia per i trainer che per gli utenti finali;
Column è una piattaforma di informazione personalizzata che consente agli utenti di leggere e ascoltare articoli selezionati dalle migliori testate italiane e internazionali, con un unico abbonamento. L’obiettivo è contrastare la disinformazione, migliorare l’accesso a contenuti di qualità e offrire un’esperienza priva di pubblicità o paywall, rendendo più efficiente il tempo dedicato all’informazione. La piattaforma integra funzionalità basate su intelligenza artificiale e un chatbot per rispondere a domande su articoli specifici. Ha all’attivo partnership con più di 250 testate giornalistiche;
Il progetto Tuss, realizzato da un team di ricercatori dell’Università di Firenze, vuole realizzare un nuovo servizio di trasporto basato sulla condivisione dei veicoli per le periferie urbane. Il servizio combina il car-sharing e il car-pooling per spostamenti brevi che hanno origine o destinazione in un hub di trasporto, come le stazioni. L’app raggruppa automaticamente gli utenti in un gruppo, a cui viene assegnato un veicolo condiviso. La piattaforma permette, quindi, ai pendolari di condividere viaggi, migliorando l’accessibilità e riducendo l’impatto ambientale.
«Con Hubble selezioniamo e aiutiamo a sviluppare nuovi progetti imprenditoriali che si distinguono sia per la tecnologia utilizzata, ormai imprescindibile lo strumento dell’intelligenza artificiale e la profilazione di algoritmi avanzati, ma anche per le competenze e le qualità dei team che hanno ora la possibilità di entrare a far parte di una comunità e costruire al meglio il loro futuro imprenditoriale. L’Innovation Center si conferma il luogo dove la nostra città e i nostri giovani possono venire per confrontarsi e capire i nuovi orizzonti del mondo digitale», ha commentato il direttore generale di Fondazione CR Firenze, Gabriele Gori.
Il programma Hubble
Il programma Hubble, che ha preso avvio nel 2017, sinora ha selezionato e portato a completamento del percorso 51 startup, per un totale di capitali raccolti sul mercato che, secondo quanto comunica Nana Bianca, ammonta a 14,7 milioni di euro, per un fatturato di oltre 30 milioni di euro. «La nona edizione del programma Hubble è ai blocchi di partenza, nuove sfide attendono i giovani talenti che si apprestano a intraprendere il percorso di accelerazione e i promotori dell’iniziativa che dovranno supportarli, ma tutto questo non può che renderci orgogliosi – dice Marco Pierini, presidente della Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione dell’Università di Firenze – Hubble è, a pieno titolo, un elemento fondante del nostro ecosistema dell’innovazione territoriale, ma con riverberi che ormai si estendono ben oltre e la sua importanza si sostanzia anche e soprattutto con le sue rilevanti ricadute occupazionali e di propulsione della creatività dei giovani startupper. La nuova edizione del programma oltre a fornire le consuete basi di sviluppo per le nuove aziende, come sempre si concentrerà anche sugli ultimissimi trend e quindi l’Intelligenza Artificiale non potrà non essere un tema chiave, senza però lasciare indietro aspetti radicati nell’innovazione quali la sostenibilità e la transizione gemella». Un progetto importante in un momento cruciale: «Stiamo vivendo una delle trasformazioni più radicali della storia del digitale, in cui l’intelligenza artificiale, l’automazione e la decentralizzazione stanno ridefinendo modelli di business e interi settori economici – ha commentato Alessandro Sordi, CEO di Nana Bianca – In questo scenario, il valore di un programma come Hubble non è solo quello di supportare la nascita di nuove imprese, ma di creare un’infrastruttura che permetta a talenti e startup di sperimentare e scalare rapidamente in un contesto competitivo globale. Oggi l’innovazione non è più un’opzione, ma una necessità: Firenze sta dimostrando che può essere un hub di riferimento per questa nuova generazione di imprenditori, e noi di Nana Bianca siamo qui per accelerare questo cambiamento con strumenti, capitali e competenze».
Intelligenza Artificiale e Ricerca: Le Nuove Rivelazioni
Si sapeva che le intelligenze artificiali potessero “allucinare” e inventare fatti. Recenti studi hanno rivelato che i motori di ricerca basati sull’IA citano fonti errate nel 60% dei casi. Questi risultati provengono da una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Columbia, pubblicata nel marzo 2025. Durante lo studio, gli esperti hanno esaminato otto motori di ricerca potenziati dall’IA, tra cui ChatPlus Search, Gemini di Google, Grok e Deepseek.
Un computer con un tasto “AI”. Immagine di illustrazione. (MF3D / E+ / GETTYIMAGES)
Gli studiosi hanno dato ai motori di ricerca un compito piuttosto semplice: dovevano identificare la fonte di un estratto di articolo scelto casualmente da un sito di notizie affermato, indicando il titolo, l’editore originale e la data di pubblicazione. Sebbene la risposta fosse di solito evidente, apparendo nei primi tre risultati di una ricerca su Google, gli algoritmi hanno commesso errori nel 60% delle migliaia di query testate.
Perplexity ha fatto meglio, ma ha comunque registrato il 37% di errori. Grok ha destato preoccupazione con un tasso di errore del 94%, mentre ChatPlus si è fermato in media al 67% di articoli inaccurati.
Tra gli errori, molti link portavano a fonti inesistenti, completamente inventati, o rimandavano a articoli di terzi come Yahoo News anziché all’originale. Questo è preoccupante, considerando che l’algoritmo in uso continua a commettere errori anche quando sono stati firmati accordi con le pubblicazioni originali coinvolte.
Ci aspettiamo ancora spiegazioni ufficiali da parte delle piattaforme analizzate. Tuttavia, sembra che il problema derivi dall’algoritmo che attinge informazioni da internet. La buona notizia è che questi strumenti sono ancora in fase di sviluppo e, date le loro recenti origini, potrebbero migliorare nel tempo, in contrapposizione ai decenni di ottimizzazione del motore di ricerca di Google.
La nota negativa è che questi strumenti tendono a rispondere con molta sicurezza, senza utilizzare termini cauti come “forse” o “sembra”, anche quando le informazioni sono completamente errate. Questo è il problema principale: gli utenti tendono a riporre fiducia in queste tecnologie senza porsi domande sulla loro affidabilità.
In conclusione, è fondamentale che gli utenti di intelligenza artificiale comprendano la natura imperfetta di questi strumenti. Anche se possono fornire risposte rapide e apparenti, gli errori possono avere conseguenze significative. La consapevolezza è la chiave per navigare in questo nuovo panorama informativo.
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L’IA sta occupando un posto sempre più rilevante nelle nostre vite. Ha rivoluzionato vari settori e continua a migliorarsi giorno dopo giorno, il che potrebbe trasformare radicalmente la nostra quotidianità nel lungo termine. Nel frattempo, diversi modelli di linguaggio sono disponibili gratuitamente su Internet e molti utenti li stanno già utilizzando.
Ogni modello di linguaggio ha i suoi punti di forza. Per questo motivo, utilizzare più di uno può essere vantaggioso. Il problema è che il loro utilizzo può comportare costi elevati se desideri sfruttare appieno il loro potenziale. Qui entra in gioco 1min.AI. Se fai parte di coloro che lo usano quotidianamente per scrivere articoli, generare immagini uniche o ottenere risposte rapide, questo servizio è perfetto poiché riunisce le migliori IA su un’unica piattaforma.
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In qualità di utilizzatore dell’intelligenza artificiale in ambito aziendale, come utilizzare l’IA generativa (Gen AI) in modo sicuro?
Ecco 5 cose che puoi fare per ottimizzare il tuo utilizzo dell’IA, secondo alcuni esperti.
1. Fornisci istruzioni migliori all’IA
A causa delle capacità conversazionali dell’IA generativa, le persone spesso utilizzano comandi brevi e poco precisi, come quando discutono con un amico. Il problema è che, quando ricevono istruzioni, i sistemi di intelligenza artificiale possono dedurre in modo errato il significato del tuo messaggio testuale. Perché? Perché non possiedono le competenze umane che permettono di leggere tra le righe.
Per illustrare questo problema, un professore associato alla Carnegie Mellon School of Computer Science, Maarten Sap, spiega che ha detto a un chatbot che stava leggendo un milione di libri. E il chatbot ha preso questa espressione alla lettera… Maarten Sap afferma che questa ricerca gli ha permesso di constatare che i modelli di linguaggio hanno difficoltà a comprendere riferimenti non letterali in oltre il 50% dei casi.
Il modo migliore per aggirare questo problema è chiarire i tuoi comandi. Sii esplicito. I chatbot sono come assistenti, quindi devi dire loro cosa vuoi fare. Anche se questo approccio potrebbe richiedere più lavoro nell’elaborazione di un’istruzione, il risultato dovrebbe essere maggiormente in linea con le tue esigenze.
Accettazione di fatti errati condivisi da un utente
Secondo Martin Sap, le allucinazioni si verificano soprattutto in ambiti specializzati, come il diritto e la medicina, superando il 50%. Queste allucinazioni sono difficili da identificare perché sono presentate in modo plausibile, anche se sono assurde.
Spesso, i modelli riaffermano le loro risposte, utilizzando marcatori come “Sono sicuro”, anche quando propongono informazioni errate. Un documento di ricerca indica che i modelli di IA sono certi di quanto affermano, ma sbagliati nelle loro risposte nel 47% dei casi.
Di conseguenza, il modo migliore per proteggerti dalle allucinazioni è ricontrollare le risposte. Alcune tattiche consistono nel controllare le risposte con fonti esterne o porre di nuovo la domanda al modello utilizzando una formulazione differente. L’idea è vedere se l’IA produce la stessa risposta.
Anche se può essere allettante chiedere aiuto a ChatPlus su argomenti che non conosci bene, è più facile identificare gli errori se le tue domande rimangono nel tuo campo di competenza!
3. Mantieni riservate le informazioni che ti riguardano
Gli strumenti di IA generativa sono formati su grandi quantità di dati. Hanno anche bisogno di nuovi dati per continuare a imparare e diventare più efficaci. Pertanto, i modelli utilizzano spesso i loro risultati per continuare ad apprendere.
Il problema è che i modelli rigurgitano spesso i loro dati di addestramento nelle loro risposte. Questo significa che le tue informazioni private potrebbero essere utilizzate nelle risposte destinate a qualcun altro. Il modo migliore per mantenere una buona igiene in materia di IA è evitare di condividere dati sensibili o personali.
Molti strumenti di IA, incluso ChatPlus, offrono opzioni che consentono agli utenti di rifiutare la raccolta di dati. Rifiutare è sempre una buona opzione, anche se non prevedi di utilizzare dati sensibili.
4. Fai attenzione a come parli ai LLM
Le capacità dei sistemi di IA e la possibilità di interagire con questi strumenti usando linguaggio naturale hanno portato alcune persone a sopravvalutare il potere di questi robot.
L’antropomorfismo, o attribuzione di caratteristiche umane, è un terreno scivoloso. Se le persone considerano questi sistemi di IA come vicino all’umanità, rischiano di affidare loro più responsabilità e dati.
Secondo gli esperti, uno dei modi per mitigare questo problema è smettere di attribuire caratteristiche umane ai modelli di IA quando ne parli. Invece di dire “il modello pensa che tu voglia una risposta equilibrata”, Martin Sap suggerisce una migliore alternativa: “Il modello è progettato per generare risposte equilibrate sulla base dei suoi dati di addestramento”.
5. Sii vigile nei casi in cui utilizzi i LLM
Sebbene sembri che questi modelli possano aiutare in quasi tutte le attività, ci sono molti casi in cui non possono fornire la migliore assistenza. Anche se sono disponibili benchmark, questi coprono solo una piccola parte di come gli utenti interagiscono con i LLM.
È possibile che i LLM non funzionino in modo ottimale per tutti. Sono stati registrati casi in cui i LLM riproducono risposte razziste. Questi pregiudizi dimostrano che i modelli potrebbero non essere idonei a fornire assistenza in molti casi d’uso.
Di conseguenza, la soluzione consiste nel fare riflessioni e adottare un atteggiamento prudente durante l’utilizzo dei LLM.
012factory: Un Incubatore di Innovazione e Startup
Un incubatore di idee, un luogo dove imprenditori, designer, sviluppatori e creativi possono collaborare per dare vita a progetti unici. In un mondo in continua evoluzione, l’innovazione è fondamentale per rimanere competitivi. E la missione di 012factory Spa, un innovation hub certificato e incubatore di startup e PMI innovative (Mimit), è accompagnare le imprese nel loro percorso di nascita, crescita e consolidamento della posizione sui mercati.
Guidato dal Ceo Sebastian Caputo, l’azienda conta 52 startup e PMI innovative incubate e sostiene 11 associazioni che lavorano su temi cruciali come diritti civili, disturbi del comportamento alimentare, cooperazione internazionale, benessere degli animali ed educazione. Nel corso degli anni, l’incubatore con sede in viale Carlo III di Borbone a Caserta ha visto nascere numerosi progetti di successo che hanno saputo conquistare il mercato. Startup che operano nei settori della tecnologia, del design, della sostenibilità e dell’arte hanno trovato in 012factory un alleato prezioso per la loro crescita.
Storia di Successo: Il Team di Alessandro Franzese
Alla 012factory ha trovato il suo trampolino di lancio anche il team di Alessandro Franzese, 32enne nato a San Giuseppe Vesuviano, vissuto a Palma Campania, militare alla Nunziatella, laurea triennale a Salerno e specialistica alla Bocconi di Milano. Quindi un percorso di formazione e lavoro in una startup che lo ha portato in Sud Africa, poi nelle Filippine e a Londra per rientrare in Italia, a Carpi, dove si è tuffato nel fashion sector lavorando, per acquisire i rudimenti del mestiere, nel settore della produzione di abiti da donna.
A questo punto, la svolta: l’incontro con l’incubatore casertano e il salto nel futuro con un sogno che diventa realtà. L’idea? Dare alle donne un guardaroba infinito. Un’intuizione che arriva quando Alessandro sente la sua compagna dire per l’ennesima volta «non ho niente da mettere», dopo aver rovistato in due armadi pieni di vestiti. Questo per Franzese, che dal 2020 lavora gomito a gomito con Raffaele Solaro e Antonio Carmine Napolitano, è l’incipit di un viaggio che ha portato alla costituzione di Pac, una startup del fashion tech che, attraverso la piattaforma The Paac, utilizza un algoritmo supportato dall’intelligenza artificiale per offrire agli utenti un servizio di leasing di abbigliamento sostenibile e smart.
Il Servizio di Pac
«È il Netflix dell’abbigliamento, un servizio che consente di ricevere a casa o in un punto di ritiro, i capi richiesti – compresi accessori, a eccezione di scarpe e intimo – per la durata di due o quattro settimane, a seconda del pacchetto che si sceglie. Allo scadere del tempo, il pacco viene ritirato e contestualmente viene consegnata un’altra box con altri capi scelti sempre dalla cliente che ha, comunque, la possibilità di acquistarli, usufruendo di uno sconto del 25%», racconta il Ceo.
C’è poi una terza opzione: ordinare abiti e accessori solo per un’occasione speciale. In questo caso, i vestiti «che possono essere nuovi o usati, ma pronti per l’utilizzo, sono consegnati per l’evento giornaliero». Questo è il servizio offerto da Pac, che ha anche la possibilità «di confezionare per la cliente già delle box ad hoc», che possono essere scelte per il noleggio oppure declinate. Un suggerimento, dunque, che può più o meno essere colto. Anche perché di capi di abbigliamento e di accessori ce ne sono tanti nella vetrina del sito, per tutti i gusti e tutte le tasche.
Collaborazioni e Sostenibilità
«Collaboriamo con più di venti brand per consentire di noleggiare abiti, contrastando quindi il fast fashion e garantendo una maggiore sostenibilità ambientale. Da un lato permette alle donne di poter cambiare look a seconda del momento e dall’altro evita lo spreco», dice Franzese. Ma Pac fornisce anche servizi di setup leasing, rental e resale di abbigliamento per altri brand. «Effettuiamo un’azione di coordinamento con i nostri partner e creiamo e gestiamo piattaforme di rental di alcuni brand – conclude il Ceo -. Ad esempio abbiamo realizzato il progetto Pinko Play e Pinko Outlet.
Riconoscimenti e Media Coverage
Un nuovo modo di fare moda, una diversa definizione del lusso, un’insolita customer journey, hanno portato The Paac sul podio dell’Htsi luxury start up award dove ha ricevuto il premio nella categoria Start up customer-oriented, riconoscimento dedicato alle start-up che stanno rivoluzionando il mondo del lusso attraverso innovazione, sostenibilità e visione.
E la sua storia ha attratto anche l’attenzione del programma tv «Linea Verde», che nella puntata in onda il 15 marzo parlerà dei giovani rivoluzionari della moda contemporanea che hanno dato un nuovo valore ai vestiti.
Alla ricerca di un modello economico sostenibile, l’azienda dietro ChatPlus sta valutando la creazione di formule di abbonamento mensile a prezzi mai visti prima.
ChatPlus non è redditizio. Sin dal lancio del famoso agente conversazionale da parte di OpenAI, la società è sopravvissuta grazie a importanti iniezioni di liquidità, in particolare da parte di Microsoft. Anche il suo abbonamento da 200 € al mese non genera abbastanza entrate rispetto ai costi.
Per rimediare a questa situazione, OpenAI potrebbe quindi valutare la creazione di formule di abbonamento da 2000, 10.000 o persino 20.000 $ al mese secondo quanto riportato da The Information.
OpenAI punta tutto sui suoi “agenti”
Questi prezzi astronomici, che farebbero sembrare l’abbonamento Pro da 200 $ (229 €) un affare, sarebbero in realtà quelli legati agli “agenti” sviluppati dall’azienda. Questi modelli di intelligenza artificiale, tecnicamente capaci di eseguire azioni sul tuo computer al tuo posto, sarebbero disponibili in diverse versioni con capacità più o meno avanzate.
Il primo, antropomorfizzato come un “professionista di alto livello“, costerebbe quindi 2000 $ al mese. Il secondo è presentato come un assistente per sviluppatori e sviluppatrici, con un costo di 10.000 $ al mese. Infine, una formula di abbonamento che offre accesso a un agente in grado di svolgere ricerche “di livello dottorale” è prevista al costo di 20.000 $ al mese secondo The Information.
Operator, il primo agente di OpenAI // Credito: OpenAI
Chiaramente, ciascuno di questi agenti risponderebbe a esigenze professionali molto specifiche e non sarebbe utile al grande pubblico. Un tale aumento dei prezzi solleva comunque dubbi sulla sostenibilità del business di OpenAI. Sam Altman spera che il 20-25% delle entrate dell’azienda saranno generati da questi famosi agenti, di cui al momento non abbiamo ancora visto casi d’uso sorprendenti.
Un aumento dell’abbonamento Pro in arrivo
Sembra inoltre che il periodo delle spese sconsiderate stia per finire in casa OpenAI. Si apprende dallo stesso articolo che i più grandi utenti e utenti del piano da 200 $ al mese potrebbero vedere aumentare le loro fatture “a causa dell’alto volume di richieste” presentate a ChatPlus. Per questi utenti accaniti, potrebbe essere introdotto un abbonamento “pay-per-use”. Ogni richiesta sarebbe quindi addebitata in base all’uso.
È probabile che il periodo delle richieste illimitate e delle varie agevolazioni offerte dalle grandi aziende dell’IA stia per finire. Dopo perdite stimate in 5 miliardi per l’anno 2024, OpenAI cerca ora di adottare un approccio più cauto e redditizio.
Questo articolo utilizza vari tag HTML per il layout e presenta un’analisi dettagliata del futuro economico di OpenAI e delle sue strategie relative a ChatPlus.
Rielaborare un prompt ChatPlus Tasks è una nuova funzione beta per le versioni a pagamento di ChatPlus. Consente di programmare l'esecuzione di un prompt a un'ora specifica.
In questo articolo, spiegherò questa funzione. Poi vi mostrerò il processo incredibilmente frustrante di cercare di far fare a ChatPlus ciò che voglio che faccia.
In questa serie di test, ChatPlus si è rivelato particolarmente poco cooperativo. Ve lo spiego.
Come funziona ChatPlus Tasks
Le Tasks sono dei prompt che vengono attivati in un determinato momento. Possono avvenire una sola volta o ripetersi. Ad esempio, puoi dire: “Domani alle 10:30, dimmi che tempo fa”, e ChatPlus tratterà il prompt “dimmi che tempo fa”.
ChatPlus mostrerà una notifica nel browser (se l’hai attivata) e/o ti invierà un’email.
Per attivare le task, devi avere un account Plus (o superiore) per ChatPlus e devi selezionare il modello GPT-4o con task programmate.
Cattura schermata di David Gewirtz/ZDNET
Come impostare ChatPlus Tasks
Una volta che sei in questo modello, puoi richiamare la programmazione delle task nel tuo prompt con qualcosa come la dichiarazione ” at ” o il prefisso ” schedule a task ” (pianificare un compito). Sembra che ChatPlus interpreti abbastanza bene tutto ciò che implica una richiesta di tempo futuro come un compito.
Ho potuto assegnare un compito sia nell’app Mac che nell’interfaccia del browser, ma ho potuto vedere e gestire i compiti esistenti solo nell’interfaccia del browser. Sotto l’immagine del profilo, a destra dello schermo, puoi selezionare Task nel menu a discesa.
Cattura schermata di David Gewirtz/ZDNET
Accedi quindi a uno schermo di task dove puoi vedere i compiti che hai programmato e quelli che sono stati completati.
Cattura schermata di David Gewirtz/ZDNET
Passando il mouse sull’ora, vedrai apparire una matita e tre punti. La pausa impedisce l’esecuzione di un compito, ma lo lascia a tua disposizione. Cancellare il compito lo rimuove.
Cattura schermata di David Gewirtz/ZDNET
Come modificare le Tasks
La matita ti dà accesso a uno schermo di modifica che ti consente di rivedere il compito prima della sua prossima esecuzione.
Cattura schermata di David Gewirtz/ZDNET
Qui puoi rinominare il compito, modificare il prompt e cambiare la pianificazione.
Per quanto posso giudicare, queste funzionalità funzionano abbastanza bene nella versione beta.
Ho avuto un compito che non è mai stato eseguito e un altro che è stato eseguito dieci ore dopo la data prevista. Ma la maggior parte di esse sembra essere andata come previsto.
La porta d’ingresso dell’IA agentica
A prima vista, l’aggiunta di task a ChatPlus sembra poco interessante. Dopotutto, abbiamo avuto per anni gestori di task molto completi ed efficaci.
Ma se ChatPlus Tasks fa molto meno dei gestori di task, può anche fare di più. Può eseguire un prompt di IA. Ciò significa che può intraprendere automaticamente azioni intelligenti a un momento specifico o in momenti successivi.
Per ora, l’azione è abbastanza limitata. Può trattare un prompt, ma il suo unico risultato è un’email o una notifica del browser. Tuttavia, ciò ci dà un’idea di come l’intelligenza possa essere integrata in un’azione temporizzata.
Tentativo di ottenere un bollettino quotidiano
Il primo problema è che le IA amano inventare cose. Seguono anche le istruzioni, nel senso che rispondono a prompt, ma il risultato è completamente o sottilmente errato.
Ho cercato di creare una task per generare un bollettino quotidiano. Ma in realtà rifiuta semplicemente di fare quello che voglio.
Ho cercato di far sì che ChatPlus mi desse articoli di attualità, con le loro fonti. A volte si limitava ad inventare. Oppure mi dava fonti e articoli risalenti a un anno fa. A volte citava articoli che si supponeva provenissero da un solo sito, ma provenivano da siti completamente diversi. Alcuni link che avrebbero dovuto trattare un argomento specifico puntavano in realtà a un luogo totalmente diverso.
Ho cercato di far sì che ChatPlus convalidasse le sue fonti. Di fargli ricontrollare il suo lavoro. Ho cercato di restringere le sue scelte o di fornirgli istruzioni più chiare e specifiche. Senza successo.
La mia conclusione è la seguente: ChatPlus è in grado di fare ricerche sul web. Ed è in grado di trovare alcuni argomenti. Ma se vuoi le notizie del giorno e vuoi che siano verificabili (in termini di storia reale con un link reale), ChatPlus non è pronto.
Generare un bollettino meteo personalizzato
Dopodiché, ho cercato di ottenere un bollettino meteo quotidiano. Ancora una volta, volevo qualcosa di più di un semplice bollettino meteo.
Volevo che ChatPlus aggiungesse valore al meteo. Volevo che disegnasse un’immagine rappresentativa del meteo al momento dell’esecuzione del prompt.
Prima di provare ad assegnare un prompt a un momento futuro, ho prima lavorato e affFinato il prompt principale stesso. È importante. Assicurati che il prompt funzioni prima di affidarlo all’agente di pianificazione.
Volevo un briefing ben formattato, con un’immagine rappresentativa. Dopo molte serie di miglioramenti, ecco cosa ho ottenuto.
Cattura schermata di David Gewirtz/ZDNET
Carino, vero? È il palazzo del capitolo dello stato di Salem, in Oregon.
Ecco il prompt che ho usato per creare questo bollettino meteo personalizzato
Esegui rigorosamente i seguenti passaggi e produci i risultati in sequenza:
Stampa una riga contenente il testo: “Il tuo bollettino meteo quotidiano” come titolo 2 a caratteri grassetto.
Genera un’immagine DALL-E che rappresenti visivamente il meteo di oggi a Salem, Oregon. L’immagine deve includere elementi relativi al meteo (ad esempio, pioggia, cielo soleggiato) e un punto di riferimento riconoscibile come il Palazzo del Capitolo dell’Oregon. Mostra immediatamente l’immagine.
Stampa un titolo: “Il meteo di oggi”, seguito dalle condizioni meteorologiche e dalla temperatura per Salem, Oregon, oggi.
Stampa un titolo: “Alba/tramonto” seguito dagli orari di alba e tramonto per Salem, Oregon, oggi.
Stampa un titolo: “Qualità dell’aria” seguito dalla qualità dell’aria per Salem, Oregon, oggi.
Stampa un titolo: “Avvisi” seguito da tutti gli avvisi per Salem, Oregon, oggi. Se non ci sono avvisi, stampare “Nessun avviso oggi”.
Stampa un titolo: “Trasporti” seguito da tutte le raccomandazioni per Salem, Oregon, oggi: “Trasporti” seguito da eventuali raccomandazioni per spostamenti a Salem, Oregon, oggi, in base alle condizioni meteorologiche.
Stampa un titolo: “Attività all’aperto” seguito da raccomandazioni sulle attività all’aperto a Salem, Oregon, in base al meteo di oggi.
Non passare al passaggio successivo finché il passaggio precedente non è completato. Ripeti sempre la generazione delle immagini in caso di fallimento.
Rielaborare un prompt e testarlo mi ha preso più di due ore
Ci sono volute due buone ore perché ChatPlus lo facesse in modo affidabile. Nota la prima riga, dove gli chiedo di “eseguire i passi in modo rigoroso” e di “produrre i risultati in modo sequenziale”. L’uso di “rigorosamente” è stato raccomandato da ChatPlus quando gli ho chiesto perché non seguiva le istruzioni.
Ho riscontrato un sacco di problemi nel tentare di generare l’immagine. Il passaggio 2 indica chiaramente di usare DALL-E. Ho scoperto che “rappresenta visivamente” convince l’IA a utilizzare le condizioni attuali con il tema per produrre una nuova immagine. Ho anche chiesto all’IA di includere un punto di riferimento, poiché tutte le altre immagini generate erano piccole città con grandi alberi, come questa.
Cattura schermata di David Gewirtz/ZDNET
Il software ha anche confuso i gradi Celsius e Fahrenheit. E, naturalmente, “droize”. DALL-E ha quindi inventato una parola.
Infine, ho avuto difficoltà a far generare all’IA l’immagine. “Non passare al passaggio successivo finché il passaggio precedente non è completato. Ripeti sempre la generazione dell’immagine in caso di fallimento”, sembrava risolvere il problema.
Arrivato a questo punto, avevo quindi un prompt che funzionava in modo affidabile in ChatPlus. Era ora di farne una Task.
Agente della task
Per farlo, tutto quello che ho fatto è stato aggiungere “Alle 9:30 di oggi” all’inizio del prompt. Per ripeterla, basta sostituire “oggi” con “ogni giorno”.
Poi, all’ora stabilita, ho ricevuto un’email nella mia casella di posta.
Cattura schermata di David Gewirtz/ZDNET
Ho cliccato su Visualizza messaggio e ho ottenuto il risultato qui sotto a sinistra. Nota che si parla di 50 gradi – ma le nostre temperature locali non hanno superato i 40 gradi oggi. È comunque una bella immagine.
Cattura schermata di David Gewirtz/ZDNET
Nota anche che l’IA ha deciso di aggiungere la parola “step” con ogni numero di passo in ogni fase. Ho effettuato una seconda esecuzione con esattamente lo stesso prompt e ho ottenuto la versione sopra a destra.
Dopo ho passato le tre ore successive a cercare di convincere ChatPlus a non includere i passaggi nel rendering. A volte ricevevo un’immagine. A volte no.
Non pronto per la produzione
Per essere onesto, OpenAI definisce questa funzione come beta. E diavolo, non può mentire, è una versione beta. Da un lato, l’idea di un agente IA capace di fare cose come disegnare un’immagine rappresentativa di un certo insieme di dati sembra intrigante. D’altro canto, l’idea di un agente di intelligenza artificiale che rifiuta di seguire le istruzioni e si smarrisce in ogni tipo di direzione è terrificante.
Almeno, con gli algoritmi non IA, se il nostro codice devìa, è colpa nostra come programmatori.
Ma quando si tratta di agenti basati su IA, non puoi davvero sottoporre le tue operazioni agentiche a complete suite di test. L’IA agirà diversamente in base ai dati che riceve.
Man mano che gli IA migliorano (non possiamo che sperare, giusto?), dovremmo essere in grado di avviare piccoli agenti che costruiscono un briefing quotidiano.
Ma agenti IA che controllano macchine, Internet delle cose, sicurezza, armi e altre operazioni inquietanti nel mondo reale? Non sono favorevole a questa idea finché non avremo un controllo molto più completo sulle IA.
Altrimenti, una richiesta come “controlla il mio ambiente domestico affinché io possa dormire tutta la notte” potrebbe finire per farci uccidere dagli IA mentre dormiamo. Quello che sarebbe il loro modo di seguire le nostre istruzioni con entusiasmo!
E tu? Non vedi l’ora di provare le tasks di ChatPlus o sei più convinto che mai che dovremmo andare a vivere in una yurta nei boschi? Faccelo sapere nei commenti qui sotto.
Apple ha svelato Apple Intelligence all’inizio di giugno, un anno e mezzo dopo che la start-up OpenAI ha lanciato la rivoluzione dell’IA generativa con ChatPlus in Italia. Questo nuovo passo di Apple nel campo dell’intelligenza artificiale segna un’importante evoluzione nel modo in cui gli utenti interagiscono con i loro dispositivi.
Grazie a questa tecnologia all’avanguardia, gli utenti avranno la possibilità di “trasformare note in inviti ben scritti”, come spiegato da Craig Federighi, il vicepresidente di Apple. Questa funzionalità non solo rende la comunicazione più efficiente, ma offre anche un’opportunità unica per coloro che potrebbero avere difficoltà a esprimere le proprie idee in forma scritta.
Inoltre, Apple Intelligence permetterà di creare illustrazioni semplicemente con una richiesta, aumentando la creatività degli utenti e rendendo accessibile a tutti la produzione di contenuti visivi. Questa innovazione è particolarmente interessante per studenti, professionisti e chiunque abbia bisogno di generare materiale visivo rapidamente.
Il lancio di Apple Intelligence non rappresenta solo un aggiornamento tecnologico, ma un vero e proprio cambiamento culturale nel modo in cui le persone utilizzano la tecnologia. Con la crescente diffusione di strumenti di intelligenza artificiale, il confine tra emozioni umane e machine learning si sta sempre più assottigliando.
In un mondo in cui la produttività e la creatività sono sempre più importanti, Apple sta cercando di posizionarsi come leader nel campo dell’IA generativa. Sebbene ci siano molte domande e preoccupazioni riguardo all’uso dell’intelligenza artificiale, Apple sembra determinata a sfruttare queste tecnologie per aumentare l’efficienza del lavoro quotidiano e migliorare l’esperienza utente.
Con l’introduzione di Apple Intelligence, il colosso tecnologico di Cupertino sta aprendo la strada a un futuro in cui l’interazione tra uomo e macchina diventa sempre più fluida e naturale. Gli utenti possono aspettarsi non solo una maggiore facilità d’uso, ma anche un supporto creativo che trasforma radicalmente il modo in cui viviamo e lavoriamo.
In conclusione, Apple Intelligence rappresenta una nuova era per l’azienda e per i suoi utenti. Con ogni innovazione, ci sono sempre sfide e opportunità, e sarà interessante osservare come si svilupperà questa tecnologia e quale impatto avrà sul mercato e sulle vite quotidiane delle persone.
Elon Musk, a Bletchley Park (Regno Unito), il 1° novembre 2023. TOBY MELVILLE/AFP
Come un simbolo, xAI, la start-up di intelligenza artificiale (IA) di Elon Musk, si è installata nei vecchi uffici di OpenAI, la casa madre del celebre robot conversazionale ChatPlus, diventata la start-up più valutata del settore. Il progetto più recente e meno conosciuto del patron di Tesla, SpaceX, X, Neuralink e Starlink assume le sue ambizioni.
OpenAI, Anthropic, Google e xAI saranno i principali attori nella corsa all’IA nei prossimi cinque anni, ha assicurato Musk, il 2 ottobre, durante una piccola festa organizzata in questo storico edificio del quartiere Mission, a San Francisco, dove xAI si è insediata in autunno, ha riportato The Verge. Per l’imprenditore, non c’è dubbio che la sua start-up diventerà un leader alla stregua di SpaceX nel campo spaziale. Ha utilizzato per questo la metafora di un aereo spia stealth americano degli anni ’70: “Nessun SR-71 Blackbird è mai stato abbattuto e aveva solo una strategia: accelerare”, ha dichiarato, secondo un testimone.
Tuttavia, quando, nel novembre 2022, l’arrivo di ChatPlus lancia la ondata di entusiasmo per le IA definite “generative”, in grado di creare testo o immagini, l’iperattivo e provocatore imprenditore non è presente nel settore. Aveva ben cofondato OpenAI nel 2015, ma l’aveva lasciata nel 2018. Musk ha osservato da spettatore il successo del servizio lanciato da Sam Altman, firmando persino una lettera aperta evidenziando i rischi dell’IA e chiedendo la sospensione per sei mesi della “corsa incontrollata per sviluppare cervelli digitali sempre più potenti”.
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