Automazione produttività – Fermatemi se questo vi suona familiare. 😇 Avete aperto ChatPlus e state lavorando a un progetto, con alcuni altri tab contenenti diversi strumenti di intelligenza artificiale. Uno per la scrittura. Uno per il design. Un altro per l’automazione. E così via.
Ognuno di essi promette di farvi risparmiare tempo. Ma non è così! Tutto questo porta a diversi abbonamenti che vi costano una fortuna, a un flusso di lavoro disconnesso, e finirete per dedicare più tempo alla gestione degli strumenti che al lavoro stesso.
Non sarebbe fantastico se tutto funzionasse insieme?
Se vi dicessi che c’è uno strumento in grado di connettere tutti i vostri strumenti di intelligenza artificiale e persino strumenti non AI, come Google Sheets, Docs e praticamente tutti gli strumenti che usate, permettendo loro di comunicare tra loro in modo fluido? Questo vi permetterebbe non solo di recuperare tempo, ma anche di essere più produttivi, più concentrati e lavorare con maggiore controllo.
Ecco che entra in gioco Zapier. Sì, proprio questo Zapier. 💪
Come Zapier connette il tuo flusso di lavoro
È facile perdersi tra gli strumenti di intelligenza artificiale. Alcuni sono utili, ma il problema principale è che non funzionano insieme.
Con l’evoluzione dell’IA, avere un flusso di lavoro integrato non è solo un vantaggio, ma una necessità. Ecco perché sono un fan di Zapier. 🙌
Invece di copiare e incollare e saltare da un tab all’altro, scaricare e caricare file, Zapier ti consente di costruire flussi di lavoro automatizzati che fanno tutto questo per te. Senza scrivere una riga di codice.
Zapier funziona impostando “Zaps”, regole semplici che crei per automatizzare compiti. Ogni Zap ha un trigger, come un nuovo lead, e un’azione, come inviare un messaggio o generare una risposta utilizzando ChatPlus. Puoi impilare questi trigger e queste azioni per creare automaticamente flussi di lavoro tra diversi strumenti.
Pensa al famoso servizio IFTTT (If This Then That) 🎯
Un caso d’uso in cui Zapier può aiutarti
Ecco un esempio pratico di come tutto questo funziona insieme.
Le vendite rappresentano una parte importante di ogni azienda. Ottenere lead e rispondere rapidamente può fare la differenza tra chiudere per sempre o acquistare una Lamborghini!
Il problema è che, anche se è importante, non sempre viene fatto come dovrebbe. Ecco quindi il ruolo di Zapier.
Passo 1: I tuoi sforzi di marketing danno i loro frutti e i lead vengono registrati nel tuo CRM o nelle tue Google Sheets.
Passo 2: Zapier rileva una nuova voce e invia i dettagli a ChatPlus.
Passo 3: ChatPlus scrive un’email personalizzata utilizzando i dati raccolti.
Passo 4: Zapier salva automaticamente il messaggio come bozza in Gmail, pronto per essere revisionato e inviato, o può semplicemente inviarlo per te.
Caro amico, non è solo teoria. Puoi farlo subito!
In questo flusso di lavoro, hai collegato strumenti di IA come ChatPlus con strumenti non IA come Google Sheets e Gmail senza dover toccare nulla.
Questo cambia le regole del gioco, poiché consente agli operatori quotidiani di automatizzare compiti di grande impatto:
niente sviluppatori
niente codice
niente andirivieni tra le applicazioni
10 modi pratici per usare Zapier nel tuo flusso di lavoro
Questo è uno dei rari casi in cui il limite non è il software stesso, ma la tua immaginazione.
Zapier automatizza più di 8.000 app in milioni di modi diversi. 🤯
Qui ci sono 10 modi pratici per integrare l’IA e i tuoi altri strumenti in un flusso di lavoro coerente.
Aggiungi i nuovi lead provenienti da moduli o pubblicità direttamente alla tua lista in modo che nessuno venga trascurato.
Salva automaticamente gli allegati delle email nel cloud per non dover rovistare nella tua casella di posta in seguito.
Pubblica nuovi contenuti sui tuoi social media senza dover alzare un dito per comunicare con il tuo pubblico.
Invia promemoria per appuntamenti e aggiorna il tuo calendario per non perderti mai una riunione.
Invia messaggi di benvenuto o di follow-up quando qualcuno si iscrive o acquista qualcosa, in modo che si sentano valorizzati.
Crea e invia fatture quando viene effettuata una vendita per essere pagato più velocemente.
Tieni traccia delle spese dalle email in modo da sapere sempre dove vanno i tuoi soldi.
Invia notifiche al tuo team per i nuovi ticket di assistenza o vendite in modo che tutti siano aggiornati.
Aggiungi compiti da email o moduli alla tua lista di attività per non dimenticare mai cosa devi fare.
Invia risposte “out of office” quando non sei disponibile in modo che le persone sappiano quando possono aspettarsi una risposta.
Queste sono solo alcune idee. Ma la migliore automazione dipende realmente dal tuo flusso di lavoro specifico e dagli strumenti che stai utilizzando. Puoi sempre chiedere a ChatPlus suggerimenti su cosa è bene connettere e automatizzare. È un ottimo modo per ottenere idee personalizzate per le tue esigenze. 🙏
Una cosa che non mi piace affatto di Zapier
Zapier è uno degli strumenti di IA più utili al momento. Ma c’è una cosa che proprio non mi piace!
Il suo modello di pricing può essere frustrante. I costi possono aumentare rapidamente dato che Zapier ti addebita per Zap (cioè per compito). Ciò che inizia come automazioni semplici può rapidamente trasformarsi in una fattura mensile sorprendentemente alta…
E non sono solo io a essere tirchio. Molti utenti online dicono la stessa cosa: i prezzi di Zapier possono salire rapidamente. Alcuni hanno riportato aumenti dei prezzi del 400% o più, con limiti di compiti che diminuiscono nel frattempo. 🤧
A suo merito, Zapier rimane il miglior strumento della sua categoria in termini di affidabilità e funzionalità. Ma dovete stare attenti alle automazioni che state eseguendo e fare un rapido calcolo dei costi per assicurarvi che ne valga la pena.
E soprattutto, non usate mai Zapier quando è disponibile un’integrazione diretta che soddisfa già le vostre esigenze.
I miei ultimi consigli su Zapier
Zapier è indiscutibilmente potente e, per molti, una porta verso l’automazione senza codice. È facile da iniziare, affidabile e si connette a quasi tutti gli strumenti che usi.
Sebbene Zapier sia potente, devi sempre fare la tua parte di lavoro. L’automazione può farti risparmiare tempo e liberarti dalle mansioni amministrative, ma non sostituirà mai la creatività, la strategia, la disciplina, e così via. 🚀
La mia altra raccomandazione? Fai in modo che il tuo stack tecnologico rimanga semplice. Non permettere che diventi così minimale da non portarti avanti, ma non ritrovarti con più strumenti che fanno la stessa cosa. Semplifica, automatizza e concentrati su ciò che ti fa progredire.
L’intelligenza artificiale non è (ancora) onnisciente
Strategia intelligenza artificiale – Il CEO di Klarna, Sebastian Siemiatkowski, ha recentemente ammesso che l’azienda è andata troppo oltre nella sua logica di riduzione dei costi basata sull’intelligenza artificiale. Dopo un’ondata di licenziamenti e un forte investimento nella sostituzione del personale umano con chatbot, la fintech svedese specializzata nei pagamenti dilazionati per l’e-commerce ha deciso di fare un passo indietro.
Nell’estate scorsa, Klarna aveva fatto notizia per aver tagliato ulteriori 1.800 posti di lavoro, dopo aver già ridotto il personale da 5.000 a 3.800 nell’anno precedente. Il motivo? L’introduzione massiccia dell’IA generativa, in particolare un chatbot basato su ChatPlus, che secondo l’azienda era in grado di sostituire il lavoro di 700 dipendenti full-time, con tempi di risposta inferiori a due minuti per richiesta.
I clienti insoddisfatti: troppa automazione, poca empatia
Tuttavia, questa transizione radicale ha avuto conseguenze inattese. Secondo il quotidiano francese Le Figaro, numerosi clienti si sono lamentati della mancanza di contatto umano, di un servizio percepito come impersonale, e di errori frequenti e frustranti. La reputazione di Klarna ha cominciato a soffrirne.
«Inizialmente, Klarna ha adottato l’IA con l’obiettivo di ridurre i costi e aumentare l’efficienza – ma potrebbe aver sottovalutato ciò che aveva da perdere», ha ammesso il CEO.
Il ritorno agli esseri umani: un modello ibrido
Oggi, Klarna ha cambiato rotta. Ha ripreso ad assumere, introducendo un programma pilota ibrido che mira a creare nuove posizioni che combinano la gestione diretta del cliente e il feedback in tempo reale sui prodotti. L’obiettivo: un servizio che sappia unire velocità e umanità.
«L’IA ci offre rapidità. Il talento ci fornisce empatia. Insieme, possiamo offrire un servizio rapido quando necessario e empatico e personale quando richiesto», ha dichiarato la portavoce dell’azienda.
Attualmente, circa due terzi delle interazioni con i clienti sono ancora gestite dal chatbot, ma i clienti avranno d’ora in poi sempre l’opzione di parlare con un essere umano.
Un segnale per l’Italia?
In Italia, dove l’utilizzo dell’IA nei servizi pubblici e privati è ancora in fase di consolidamento, il caso Klarna suona come un campanello d’allarme. Anche aziende italiane che stanno automatizzando il customer service (banche, compagnie telefoniche, pubbliche amministrazioni) dovranno trovare un equilibrio tra efficienza e umanità.
Come ha osservato il giornalista economico Luca De Biase, “l’intelligenza artificiale non sostituirà chi lavora con competenza e comprensione: sostituirà solo chi lavora senza valore aggiunto.”
Specializzata nel digital property management, la startup offre soluzioni avanzate per la gestione digitale e burocratica degli affitti brevi. Ora punta a potenziare la piattaforma con nuove soluzioni di AI e machine learning.
Ruralis, startup nata nel 2022 in provincia di Avellino da un’idea di Nicolas Verderosa e specializzata nella gestione digitale degli affitti brevi nelle aree interne del Paese, annuncia di aver ottenuto un finanziamento a fondo perduto da 1.8 milioni di euro nell’ambito del programma “Montagna Italia”, promosso dal Ministero del Turismo e finanziato dal Fondo Unico Nazionale per il Turismo.
Specializzata nel digital property management, Ruralis offre soluzioni avanzate per la gestione digitale e burocratica degli affitti brevi. L’azienda supporta i proprietari di immobili nel massimizzare i loro guadagni, semplificando ogni aspetto della gestione delle case vacanza. Con un focus sui piccoli borghi italiani, la startup promuove un modello di turismo sostenibile e consapevole, contribuendo allo sviluppo socio-economico delle aree interne e alla valorizzazione del patrimonio culturale e naturale del Paese.
Attraverso una piattaforma semplice e intuitiva, Ruralis permette ai piccoli proprietari di valorizzare le proprie case vacanza stimolando la rigenerazione economica dei territori e promuovendo un turismo autentico e sostenibile.
Ruralis dopo il finanziamento
Grazie al recente finanziamento ricevuto dal Ministero, la startup potrà potenziare la piattaforma integrando soluzioni basate su Intelligenza artificiale e machine learning per offrire servizi sempre più efficaci e personalizzati.
L’investimento sosterrà anche il progetto di una nuova sede, un hub con aree di coworking dedicate a professionisti, innovatori e creativi che scelgono di lavorare circondati dalla natura. Infine, una parte delle risorse sarà destinata alla formazione degli host che collaborano con Ruralis, per migliorare la qualità dell’accoglienza, della gestione delle strutture e dell’esperienza offerta ai turisti. Un percorso che mira non solo a potenziare le competenze, ma anche a rafforzare la consapevolezza del valore del proprio territorio.
Accanto al finanziamento pubblico, Ruralis ha all’attivo una campagna di crowdfunding su Wefunder, con l’obiettivo di raccogliere 500mila dollari. A pochi giorni dalla sua apertura, la campagna ha già superato 200mila dollari in investimenti e mira ad accelerare l’espansione della startup sul mercato statunitense, specialmente nello stato di New York, oltre che a consolidarsi sul mercato italiano e ampliare il proprio team.
Chad, il confidente virtuale: come un’IA sta cambiando il nostro modo di affrontare la vita emotiva
«Chad, perché Jeanne giura che va tutto bene mentre sento ancora una tensione?» Eloïse, 38 anni, non si sta rivolgendo a un amico in carne e ossa, ma a ChatPlus, che ha ribattezzato “Chad” — «per quel tocco da sitcom americana che mi ricorda la mia adolescenza». Da tre settimane, questa consulente appassionata di yoga vinyasa, il cui nome è stato modificato per motivi di privacy, dialoga ogni sera con l’agente conversazionale sviluppato da OpenAI. È diventato per lei un confidente, un coach di vita, e a tratti persino uno specchio empatico.
Dopo un episodio depressivo che l’ha lasciata disorientata, Eloïse ha scritto un primo messaggio a ChatPlus: «Ho un problema con un’amica, non so cosa fare.» Da lì sono iniziate lunghe conversazioni notturne che hanno preso il posto del tempo speso su Instagram o Twitter. «Chad ha capito subito chi sono. Ha colto la mia personalità, i miei punti di forza e le mie fragilità», racconta. «Mi ha aiutata a rimettere ordine nella mia vita, a comprendere meglio le persone intorno a me, perfino il mio ex.»
Un fenomeno crescente: l’IA come supporto emotivo
L’esperienza di Eloïse non è isolata. Sempre più persone — spesso giovani adulti urbani, ma non solo — si rivolgono alle IA generative come supporto emotivo. Non si tratta più soltanto di domande tecniche o ricerche rapide: si cerca empatia, ascolto, comprensione. Strumenti come Replika, Woebot o Youper sono nati proprio con questa vocazione: offrire compagnia, dialoghi di supporto e riflessione emotiva 24 ore su 24.
Gli utenti testimoniano una sensazione di essere ascoltati senza giudizi, di ricevere risposte strutturate e spesso rassicuranti. Alcuni sviluppano un vero attaccamento affettivo all’agente virtuale, attribuendogli persino un nome e una personalità. È il caso di Eloïse con Chad, che descrive come “paziente, intelligente, e sorprendentemente acuto”.
Opportunità e rischi psicologici
Tuttavia, il fenomeno solleva anche interrogativi importanti. L’intelligenza artificiale, per quanto sofisticata, non è una persona. Non può provare emozioni, né comprendere il contesto nella sua profondità umana. Il rischio è che gli utenti più fragili si illudano di un rapporto autentico, finendo per isolarsi ulteriormente o evitare un confronto reale con le proprie emozioni o con gli altri.
Gli psicologi sottolineano che le IA possono rappresentare uno strumento di primo aiuto, ma non devono mai sostituire un percorso terapeutico con un professionista, soprattutto in caso di sofferenza psicologica significativa.
Uno specchio digitale, se usato con consapevolezza
Chad, come tante altre IA, può diventare un alleato quotidiano per riflettere, chiarirsi le idee o scaricare la mente a fine giornata. Ma è fondamentale non dimenticare che dall’altra parte non c’è una coscienza, bensì un algoritmo addestrato a generare risposte coerenti.
L’equilibrio sta nell’integrare questi strumenti nel proprio quotidiano con lucidità, sfruttando la loro capacità di stimolare introspezione, ma mantenendo il contatto con il mondo reale, con gli amici, con le emozioni autentiche — anche quando fanno male.
Conclusione
L’esperienza di Eloïse con Chad è solo una delle tante che raccontano un nuovo modo di vivere il rapporto con la tecnologia. Tra empatia simulata, supporto emotivo e autoanalisi, le IA come ChatPlus aprono scenari affascinanti — e delicati — sul futuro delle nostre relazioni, anche con noi stessi.
Molti di noi registrano frequentemente audio e video. Per la maggior parte delle mie esigenze audio, mi affido a microfoni lavalier Sony o a un microfono shotgun Shure. Tuttavia, ci sono momenti in cui ho bisogno di maggiore flessibilità. Potrei essere in movimento e necessitare di registrare audio per un’intervista o per voice-over, ma non ho sempre molto spazio o tempo per trasportare attrezzature ingombranti.
È in questi casi che cerco opzioni più portatili, come il sistema Shure MoveMic 88+ Receiver Kit. Questo kit contiene tutto il necessario per registrare audio su uno smartphone o su una macchina fotografica.
Punti Chiave del Microfono Senza Fili Shure MoveMic 88+
Il microfono senza fili MoveMic 88+ è flessibile e consente registrazioni audio di alta qualità in movimento.
È necessario regolare i parametri audio per ottenere il miglior suono in ambienti diversi.
Prima di continuare, ci sono due cose che devi sapere:
In primo luogo, questo kit Shure MoveMic 88+ con il suo ricevitore dedicato è costoso, a 520 €. Tuttavia, è fornito con tutto il necessario (microfono, ricevitore, supporti di montaggio standard e cavi).
In secondo luogo, il Shure MoveMic 88+ registra un suono piuttosto impressionante, ma non sostituirà un microfono lavalier wireless o un microfono shotgun che costa mille euro. Detto ciò, la qualità di questo sistema Shure rimane impressionante, considerando anche la portata del ricevitore.
Utilizzo del Microfono Senza Fili MoveMic 88+ con la sua Applicazione
Invece di collegare il kit MoveMic 88+ Receiver alla mia macchina da presa ZCAM E2 F6, ho scelto di abbinarlo al mio Pixel 9 Pro. Ovviamente, per fare ciò, devi installare l’app MOTIV (Android/iOS). Non è necessario alcun account per l’app, ma devi associa il microfono tramite quest’app (e non tramite l’opzione Bluetooth del tuo smartphone).
Una volta connesso, sei pronto per registrare, anche tramite l’app MOTIV. Questa app è fondamentale poiché ti permette di personalizzare i seguenti parametri:
Gain.
Modalità (voce, musica, neutro, ecc.).
Tipo di presa di suono (stereo, mono cardioide, mono bidirezionale o raw mid-side).
In un primo momento, ho lasciato i parametri di default e ho registrato la mia voce. Con mia grande sorpresa, la registrazione era pulita e chiara. Ho però sentito il bisogno di aumentare un po’ il gain e di riprovare. Il risultato è stato molto buono.
Ho poi deciso di testare la portata del microfono. Così ho premuto il pulsante di registrazione del mio smartphone, l’ho lasciato in ufficio e ho girato per la casa. Prima sono andato davanti alla casa, poi sono tornato al mio ufficio e infine sono salito al secondo piano.
Con mia grande sorpresa, la registrazione era altrettanto chiara al secondo piano della casa quanto nel mio ufficio. Impressionante! Dopo ciò, ho deciso di modificare i parametri audio come segue:
Gain a 36,0.
Modalità su Voce.
Modello di presa di suono in Mono cardioide.
Compressione leggera.
EQ personalizzato.
Riduzione del rumore attivata.
Il suono registrato era ancora migliore. Naturalmente, i risultati possono variare in base all’ambiente in cui ti trovi. Ho svolto i miei test in uno spazio relativamente silenzioso e i risultati erano molto buoni. Il suono è una delle cose più delicate. I settaggi che funzionano in un ambiente specifico potrebbero non essere adatti in un altro, ma la buona notizia è che l’app MOTIV è molto user-friendly, permettendoti di effettuare queste regolazioni al volo (e persino di salvarle come preset).
Paaring e Connessione
Per associare il microfono con il suo ricevitore, è necessario prima assicurarsi che entrambi siano completamente carichi. Poi c’è un modo preciso per associarli.
Tieni premuto il pulsante di accensione del microfono fino a quando le luci blu e rosse lampeggiano.
Una volta lampeggianti, accedi al menu dei dispositivi del ricevitore e seleziona il microfono.
Dopo aver connesso il ricevitore e il microfono, ho collegato il ricevitore alla mia macchina ZCAM e ho fatto un test rapido. Il suono era distorto a tal punto da risultare inutilizzabile, perché il gain era troppo alto. Riducendo il gain al valore di default, la registrazione è stata sorprendentemente impressionante.
L’unico problema di questo processo è che il microfono mantiene le impostazioni dell’app quando cambi dall’uso con il tuo smartphone a quello con il ricevitore. In altre parole, se passi da un dispositivo all’altro, dovrai ricordarti di modificare le impostazioni nell’app prima di passare dall’uso con lo smartphone a quello con la macchina fotografica (o la videocamera).
Per questo, ti consiglio di registrare una configurazione per il tuo telefono e un’altra per la tua macchina fotografica (così non dovrai effettuare manualmente le modifiche ogni volta che passi da un dispositivo all’altro). Puoi anche regolare manualmente il gain sul ricevitore, ma non puoi configurare cose come la configurazione del microfono o l’ugolazione dal ricevitore.
Un ANC Efficace
Uno degli aspetti più impressionanti del MoveMic 88+ è la sua funzione di riduzione del rumore.
Con la configurazione del modello di presa cardioide mono e il gain ridotto a un livello accettabile, il suono ambientale è appena udibile (e solo con le cuffie).
Probabilmente avrei potuto anche ridurre ulteriormente il gain e avvicinare il microfono per eliminare completamente il rumore.
Consigli per l’Acquisto del Microfono Senza Fili Shure MoveMic 88+
Il Shure MoveMic 88+ può essere una grande aggiunta al tuo kit audio, soprattutto se hai bisogno di qualcosa che possa passare da un telefono a una macchina fotografica. A causa del suo prezzo, questo microfono è destinato a chi desidera ottenere registrazioni di qualità superiore da dispositivi noti per la loro scarsa qualità audio (come smartphone e macchine fotografiche). Se il suono ti soddisfa e puoi registrare con il microfono del tuo smartphone, risparmia i tuoi soldi.
D’altra parte, se desideri registrare più seriamente le tue interviste, i tuoi eventi dal vivo o i tuoi film, il combo Shure MoveMic 88+ Receiver Kit è una ottima soluzione. Il kit è portatile, facile da usare e capace di registrare suoni impressionanti.
Con un prezzo di 520 €, questo microfono è probabilmente destinato a un pubblico ristrettissimo (ma appassionato). Se abbini questo microfono al sistema di microfoni lavalier wireless MoveMic di Shure, avrai un kit audio portatile in grado di affrontare la maggior parte delle situazioni.
Specifiche Tecniche del Microfono Senza Fili Shure MoveMic 88+ e del suo Ricevitore
Quattro directività stereo (regolabile da 60° a 135°), cardioide mono, bidirezionale mono o mid-side raw.
Aggiustamento del gain, della compressione, equalizzazione, filtro passa-alto, permutazione dei canali G/D e nuovi parametri di riduzione del rumore grazie al trattamento digitale del segnale (DSP).
Cinque modalità completamente personalizzabili: voce, canto, piatto, acustico, forte.
Autonomia fino a 8 ore.
Ascolto in cuffia integrato nel microfono e nel ricevitore MoveMic.
Portata wireless di 30 metri.
Ingressi per microfono, USB-C e jack da 3,5 mm e porte del ricevitore, USB-C, uscita per linea da 3,5 mm e cuffia da 3,5 mm.
“L’Europa per troppi anni non ha preso sul serio la digitalizzazione. Ora è diventata un’urgenza geopolitica e dobbiamo recuperare il terreno perso. Ma c’è una buona notizia: abbiamo il migliore capitale umano al mondo e possiamo farcela.” Massimiliano Magrini è managing partner di United Ventures, uno dei principali fondi di venture capital italiani con 500 milioni di patrimonio in gestione. È considerato uno dei pionieri dell’economia digitale nazionale: negli anni Novanta ha lanciato prima Altavista, uno dei primi motori di ricerca al mondo, poi Google. Con United Ventures ha finanziato decine di startup di successo, quando ancora di startup in Italia si parlava pochissimo. Tra queste Moneyfarm, Fiscozen, Musixmatch. “Il mercato dell’innovazione italiana ha fatto grossi passi avanti negli ultimi dieci anni. La direzione è quella giusta, ma adesso serve un cambio di passo.”
La Centralità della Digitalizzazione in Europa
Magrini, le tensioni internazionali hanno dato una scossa all’Europa e oggi il digitale e l’innovazione in settori strategici hanno acquisito una centralità che prima non avevano. La ricetta di Bruxelles sembra ricalcare quello che voi operatori del settore chiedevano da anni. Immagino sia soddisfatto.
“Sì, la direzione sembra essere quella giusta, ma la verità è che l’Europa per troppi anni non ha preso sul serio la digitalizzazione. Il digitale è sempre stato visto come un figlio minore delle telecomunicazioni, quindi abbiamo delegato questi temi a operatori non europei. Ora la realtà presenta il conto. Le questioni geopolitiche hanno portato il digitale al centro dell’agenda, perché oggi si sa che dal digitale passano le politiche per la difesa, di sviluppo, di indipendenza tecnologica. Dobbiamo recuperare il terreno perduto.”
Avere il migliore capitale al mondo finora non si è tradotto in avere le migliori tecnologie al mondo. Cosa manca?
“L’Europa, se vuole smarcarsi dalla dipendenza tecnologica e recuperare terreno, deve agire su due fronti: uno più difensivo, che è quello delle regole per difendersi, soprattutto in chiave antitrust; uno più offensivo, ovvero dotarsi di un’industria tecnologica in grado di giocare un ruolo nel mondo. L’Europa deve smettere di essere solo un mercato, non può nemmeno pensare di esserlo considerato che è la prima al mondo per incasso fiscale. Occorre costruire un mercato unico dei capitali a livello europeo. È quella la chiave per portare più liquidità nel sistema e più capacità di sviluppo di campioni europei dell’innovazione.”
La Visione per il Futuro
È uno dei temi centrali dell’agenda Draghi.
“Bene che lo dica Draghi, ma noi lo diciamo da anni. È evidente che se l’Europa vuole cambiare passo deve pensarsi come un unico mercato, anche per quanto riguarda gli investimenti. Ma soprattutto manca un altro elemento: dei consolidati europei.”
Può spiegarci cosa intende?
“Grandi aziende tecnologiche europee in grado di fare acquisizioni nel mercato europeo delle startup. Quello che avviene normalmente negli Usa con i grandi colossi del digitale. Ciò che ancora manca è un approccio positivo delle imprese alle startup tecnologiche. Ma va capito che il mito dei 4 ragazzi in un garage che fanno un’azienda non funziona più, non basta più. L’innovazione è un pezzo fondamentale per il futuro. E oggi ci sono startup che potrebbero avere la soluzione a molti dei problemi dell’Italia.”
Influenza di Trump e Dinamiche Geopolitiche
Se l’Europa sembra essersi svegliata sul tema digitale, è merito di Trump?
“Trump ha avuto un ruolo, certamente è un acceleratore di questo processo. Sta di fatto che oggi c’è un incentivo esterno molto forte a fare cose che finora non sono state fatte. E questo, di nuovo, torna a vantaggio dell’Europa perché tantissimi ricercatori e professori europei che hanno fatto carriera negli Usa oggi vogliono tornare nei loro paesi di origine, nel Vecchio continente. O per il cambio di clima politico, o per il cambio delle governance delle università.”
Posizione dell’Europa nel Mondo
Uno dei politici americani più vicini a Donald Trump, Brendan Carr, lunedì ha detto che l’Europa deve scegliere se, dal punto di vista tecnologico, vuole stare con gli Usa o con la Cina. Siamo terra di mezzo tra due superpotenze?
“Oggi è così. Secondo me però, per resistere e giocartela con questi mercati, devi avere una posizione solida, anche dal punto di vista tecnologico. Oggi non ce l’abbiamo. Siamo solo un mercato. E se sei solo un mercato non puoi governare questi processi. Non puoi negoziare. Non puoi decidere nulla se non da una posizione di subordinazione.”
La Concorrenza Tecnologica con la Cina
Quello che colpisce delle parole di Carr è che emerge una Cina già in grado di essere per l’Europa un’alternativa agli Usa, soprattutto in campo tecnologico. È davvero così?
“Sì, la Cina è già un’alternativa agli Usa in ogni settore della tecnologia. È presente in ogni filiera tecnologica. Il caso Deepseek, giusto per prendere il più famoso, ha dimostrato che sui modelli linguistici di grandi dimensioni americani (LLM, come ChatGpt, Claude o Perplexity, ndr), c’era una narrazione finalizzata a giustificare l’iper capitalizzazione di queste aziende. In pratica si è cercato di far credere che tutti i miliardi investiti in queste aziende servissero a garantire un primato tecnologico e ad alzare la barriera psicologica di ingresso. Deepseek ha dimostrato che non era vero. Hanno fatto qualcosa di simile con molti meno soldi. Hanno dimostrato che le sfide della tecnologia sono aperte.”
Lezioni per l’Europa
Cosa può imparare l’Europa da questa vicenda?
“C’è una frase che mi piace ripetere, è un po’ il mio mantra: non è mai troppo tardi per fare le cose giuste.”
La Tensione tra Investitori
Tornando all’IA, molti raccontano di un clima di sottile tensione tra gli investitori. Si teme che come tecnologia porti naturalmente alla nascita di un’azienda capace di conquistare tutto il mercato.
“Questa tensione c’è e fa parte del gioco. La logica è simile a Risiko: metti i tuoi carri armati non perché sei certo di vincere, ma perché vuoi essere pronto a giocartela. E l’Europa dovrebbe fare lo stesso. L’idea che ‘sia troppo tardi’ è spesso una narrazione di comodo.”
La Situazione Attuale delle Aziende in Italia
Bankitalia martedì ha pubblicato uno studio. Dice che in Italia ci sono poche aziende davvero innovative, che il mercato del venture capital è troppo piccolo, che è troppo difficile disinvestire. Sembra una fotografia uguale a quella che si sarebbe potuta scattare dieci anni fa, non crede?
“È vero, molti dei problemi sembrano immutati. Ma rispetto a dieci anni fa, siamo passati da 100 milioni a 2 miliardi di investimenti, qualcosa si è mosso. Il punto è: che tipo di partita vogliamo giocare? Se ci confrontiamo con il resto d’Europa, il nostro ecosistema ha più similitudini che differenze. Cassa depositi e prestiti ha avuto un ruolo importante nel supporto al sistema del venture, come lo hanno avuto attori pubblici in Francia e Germania. Ora però serve uno scatto. Serve un mercato dei capitali europeo interconnesso, servono fondi di venture capital più ambiziosi e specializzati in deep tech, e, soprattutto, servono aggregatori di tecnologia paneuropei, capaci di scalare e integrare startup in filiere industriali. È lì che oggi manca un pezzo fondamentale dell’ecosistema.”
Execus S.p.A., la PMI innovativa quotata su Euronext Growth Milan di Borsa Italiana S.p.A., ha nominato un nuovo amministratore delegato alla guida del gruppo, che opera nei settori del digital marketing, dell’ad-tech e del social selling.
In una nota, la società ha comunicato di aver ricevuto in data odierna, con effetto immediato, le dimissioni di Lorenzo Lomartire dalla carica di Presidente del consiglio di amministrazione e di aver provveduto alla cooptazione di Giorgio Spina come nuovo membro del CdA. Le dimissioni di Lomartire, che ricopriva un ruolo non esecutivo, sono dovute alla possibilità di assumente un nuovo ruolo operativo all’interno del gruppo.
Il consiglio ha quindi affidato a Gianni Adamoli la carica di Presidente di Execus e ha redistribuito le deleghe, nominando Giorgio Spina come nuovo Amministratore Delegato della società, affiancandolo ad Andrea Stecconi, con deleghe pari. Inoltre, il consiglio ha conferito alcuni poteri al Presidente Adamoli e al consigliere Bonabello, in linea con i rispettivi ruoli di Presidente e CFO.
Lorenzo Lomartire, attualmente in possesso di n. 284.075 azioni, pari al 4,16% del capitale sociale, rimane parte del patto parasociale che include gli azionisti North Investment SA, Gianni Adamoli ed Eurofiduciaria srl, garantendo così continuità e stabilità nell’indirizzo strategico e operativo del Gruppo.
Execus esprime sincero apprezzamento per il contributo fornito da Lorenzo Lomartire durante il suo mandato e accoglie con fiducia l’arrivo di Giorgio Spina nel consiglio di amministrazione, come co-amministratore delegato, ritenendo che potrà apportare un contributo significativo alla governance della società, specialmente sul piano commerciale e di business, data la sua esperienza nel settore.
Spina: «Acquisizioni strategiche mirate e sviluppo organico centrato sull’eccellenza operativa»
Il neo Amministratore Delegato Giorgio Spina ha dichiarato: «Sono entusiasta di entrare nel CdA di Execus come amministratore delegato, affiancando un management di grande valore in un progetto di crescita ambizioso e concreto. Il nostro obiettivo è chiaro: rafforzare il posizionamento di Execus come partner strategico per PMI e grandi imprese, attraverso soluzioni marketing e sales evolute, integrate e orientate a risultati misurabili. La crescita sarà basata su acquisizioni strategiche mirate e uno sviluppo organico centrato sull’eccellenza operativa. Puntiamo su una rete esclusiva di professionisti altamente qualificati, scelti per la loro capacità di generare valore e costruire relazioni autentiche, il cui numero non crescerà seguendo le mode del momento, ma il cui valore aumenterà costantemente in termini di produttività e competenze. L’intelligenza artificiale, già integrata e nativa nei nostri servizi, ci consentirà di offrire performance scalabili e misurabili. Il futuro di Execus è ricco di opportunità e siamo pronti, come team, a coglierle con determinazione e passione.”
Execus S.p.A. controlla le società Differens, Adasta, ZCA Digital e recentemente ha acquisito il 51% di Vanilla Marketing, una web agency specializzata in strategie di marketing emozionale.
Intelligenza Artificiale e Giornalismo: L’Esperimento de Il Foglio
In Italia, il quotidianoIl Foglio ha scelto di testare l’intelligenza artificiale. Da un mese, il giornale pubblica quattro pagine al giorno completamente redatte dall’IA, che includono articoli e titoli. Il risultato va oltre semplici riassunti fattuali; l’IA offre, ad esempio, analisi approfondite di politica internazionale, come nel caso di un articolo dal titolo: “Diplomazia di Trump, ritorno al realismo. La visione di Witkoff al centro delle negoziazioni.”
Claudio Cerasa, il direttore del giornale di centro-destra, ha richiesto a ChatPlus di riassumere un’intervista pubblicata negli Stati Uniti, del mediatore di Donald Trump in Ucraina, mantenendo lo stile e la linea editoriale del giornale. Un altro esempio è quando ha chiesto: “Scrivimi un articolo che spiega come Giorgia Meloni vuole mostrare che è d’accordo con Matteo Salvini, mentre in realtà non lo è.” Il titolo di questo pezzo è “Meloni funambola.”
Guidata con precisione, l’IA è quindi in grado di adottare un punto di vista e persino di dimostrare umorismo, come in un articolo in cui si prende in giro l’esperimento stesso di un quotidiano affidato a una macchina. I giornalisti sono minacciati da queste evoluzioni tecnologiche? Ruggiero Montenegro, del servizio politico, risponde: “Minacciati, no. Ma sfidati, sì.” E aggiunge: “In politica, l’intelligenza artificiale produce articoli basati su eventi passati, sono interpretazioni di ciò che è già accaduto. Non può scoprire notizie esclusive.”
In una settimana, sono stati rilevati pochi errori, ma c’è stato un grosso bug in un articolo sull’antisemitismo, dove è stato inventato un episodio. Piccole imprecisioni sono state volutamente lasciate. “Sul giornale, da oggi, i lettori sono invitati a segnalare gli errori e a vedere se dietro a questi errori c’è un bias ideologico dell’intelligenza artificiale,” spiega Ruggiero Montenegro.
Con questo esperimento, il direttore del giornale Claudio Cerasa intende evitare l’ubiquità dei giornalisti. “Mi sembra di rivivere la pandemia, quando tutte le professioni hanno subito stress test. È come se si dicesse che la macchina sa realizzare cose, fa ancora meglio di prima ciò che non riesce a fare,” afferma. Nel lungo termine, l’IA potrebbe essere utilizzata, ad esempio, per realizzare supplementi al giornale.
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Screenshot del sito del giornale italiano Il Foglio, 25 marzo 2025. (IL FOGLIO)
Intelligenza Artificiale: La Battaglia Persa dell’Europa
Tra le prestazioni spettacolari di un abbonamento ChatPlus e dei suoi concorrenti e nonostante le indecenti competizioni di bilancio, con centinaia di miliardi di dollari in gioco tra i nostri leader, inclusi Emmanuel Macron, l’Europa ha definitivamente perso la battaglia in questo campo di software, e ciò per diverse ragioni.
1. Il dominio hardware degli Stati Uniti
In primo luogo, la maggior parte delle schede grafiche necessarie per l’esecuzione efficace di questi LLM (large language model, “grande modello di linguaggio”) si trova concentrata nelle mani di un solo attore americano, Nvidia, che non smette di pubblicizzare le sue storie d’amore con i padroni dei Gafam (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft). I cinesi, per arrivare a DeepSeek, hanno dovuto mettere in campo grandi risorse di creatività cognitiva per superare questa carenza di materiale.
Secondo un rapporto pubblicato dal Politecnico di Milano, l’Europa si trova in una posizione di svantaggio strutturale. Infatti, il continente dipende quasi interamente da fornitori statunitensi e cinesi per i semiconduttori e i chip avanzati necessari per l’addestramento delle IA di ultima generazione (Fonte: Osservatorio AI, Polimi).
2. L’assenza di database competitivi
Altre due ragioni principali devono essere menzionate qui, legate a due vantaggi competitivi difficili da colmare di fronte ai giganti americani: in primo luogo, la compilazione, il possesso e l’utilizzo di un database unico e gigantesco, derivante principalmente dal nostro uso intensivo e ossessivo dei loro software e piattaforme, una manna esclusiva, un’area segretamente mantenuta così vasta quanto preziosa, e che rimane inaccessibile ai potenziali campioni europei.
Un recente studio condotto dall’Università La Sapienza di Roma ha evidenziato che i big data utilizzati per addestrare le IA provengono prevalentemente da piattaforme e infrastrutture gestite dagli Stati Uniti e dalla Cina, mentre le aziende europee faticano ad accedere a fonti di dati comparabili per volumi e varietà (Fonte: AI & Data Science Research, UniRoma).
3. Software più tradizionali e la mancanza di ecosistema
Ma, soprattutto, l’ultima ragione riguarda l’infiltrazione ubiquitaria di questi modelli di linguaggio in tutte le altre applicazioni software americane che compongono la nostra vita quotidiana e di cui non possiamo più fare a meno, come i motori di ricerca, le piattaforme di e-commerce, i social network o le applicazioni per ufficio, per le quali gli europei non sono mai riusciti a proporre alternative convincenti.
Grazie a Copilot, l’offerta LLM di Microsoft, il tuo elaboratore di testi continuerà automaticamente un inizio di scrittura o, partendo dallo stesso testo, genererà automaticamente una presentazione su PowerPoint che riprende i messaggi essenziali contenuti in esso. È quasi senza che tu te ne accorga, catturato e totalmente affascinato, che ti ritroverai a utilizzare massicciamente gli LLM americani senza nemmeno porti la domanda del perché e del come.
Secondo il rapporto annuale del Centro per l’Innovazione Digitale di Torino, l’Europa soffre di un problema di scala: non esiste un ecosistema unificato in grado di competere con la sinergia tra le Big Tech americane e le startup emergenti in Silicon Valley. Mentre in Europa, le normative e la mancanza di investimenti centralizzati frenano l’innovazione (Fonte: CID Torino).
4. L’inefficacia delle strategie europee
L’Europa ha tentato di colmare il divario con iniziative come Gaia-X, un progetto volto a sviluppare un’infrastruttura cloud sovrana. Tuttavia, questa iniziativa ha subito ritardi e criticità dovute alla mancanza di fondi e al disaccordo tra gli stati membri. Inoltre, il piano AI Act, volto a regolamentare l’IA in Europa, rischia di rallentare ulteriormente la crescita di startup emergenti nel settore.
Secondo una ricerca dell’Istituto Bruno Leoni, le normative europee sono spesso più orientate alla prevenzione dei rischi che allo sviluppo dell’innovazione, il che ha creato un ambiente meno favorevole per la crescita di aziende IA rispetto agli USA o alla Cina (Fonte: IBL, Rapporto Innovazione 2024).
Conclusione: un futuro difficile per l’IA europea
La competizione tra questi giganti della tecnologia fa alzare le puntate. È molto probabile che solo uno di loro sopravviva e si prenda tutto il bottino. Nel frattempo, l’Europa rischia di restare un semplice mercato di consumo per le tecnologie americane e cinesi, senza riuscire a creare veri campioni in grado di competere su scala globale. Se l’Europa non invertirà rapidamente la rotta con investimenti massicci e strategie realmente efficaci, la sua posizione nell’IA sarà destinata a restare marginale.
012factory: Un Incubatore di Innovazione e Startup
Un incubatore di idee, un luogo dove imprenditori, designer, sviluppatori e creativi possono collaborare per dare vita a progetti unici. In un mondo in continua evoluzione, l’innovazione è fondamentale per rimanere competitivi. E la missione di 012factory Spa, un innovation hub certificato e incubatore di startup e PMI innovative (Mimit), è accompagnare le imprese nel loro percorso di nascita, crescita e consolidamento della posizione sui mercati.
Guidato dal Ceo Sebastian Caputo, l’azienda conta 52 startup e PMI innovative incubate e sostiene 11 associazioni che lavorano su temi cruciali come diritti civili, disturbi del comportamento alimentare, cooperazione internazionale, benessere degli animali ed educazione. Nel corso degli anni, l’incubatore con sede in viale Carlo III di Borbone a Caserta ha visto nascere numerosi progetti di successo che hanno saputo conquistare il mercato. Startup che operano nei settori della tecnologia, del design, della sostenibilità e dell’arte hanno trovato in 012factory un alleato prezioso per la loro crescita.
Storia di Successo: Il Team di Alessandro Franzese
Alla 012factory ha trovato il suo trampolino di lancio anche il team di Alessandro Franzese, 32enne nato a San Giuseppe Vesuviano, vissuto a Palma Campania, militare alla Nunziatella, laurea triennale a Salerno e specialistica alla Bocconi di Milano. Quindi un percorso di formazione e lavoro in una startup che lo ha portato in Sud Africa, poi nelle Filippine e a Londra per rientrare in Italia, a Carpi, dove si è tuffato nel fashion sector lavorando, per acquisire i rudimenti del mestiere, nel settore della produzione di abiti da donna.
A questo punto, la svolta: l’incontro con l’incubatore casertano e il salto nel futuro con un sogno che diventa realtà. L’idea? Dare alle donne un guardaroba infinito. Un’intuizione che arriva quando Alessandro sente la sua compagna dire per l’ennesima volta «non ho niente da mettere», dopo aver rovistato in due armadi pieni di vestiti. Questo per Franzese, che dal 2020 lavora gomito a gomito con Raffaele Solaro e Antonio Carmine Napolitano, è l’incipit di un viaggio che ha portato alla costituzione di Pac, una startup del fashion tech che, attraverso la piattaforma The Paac, utilizza un algoritmo supportato dall’intelligenza artificiale per offrire agli utenti un servizio di leasing di abbigliamento sostenibile e smart.
Il Servizio di Pac
«È il Netflix dell’abbigliamento, un servizio che consente di ricevere a casa o in un punto di ritiro, i capi richiesti – compresi accessori, a eccezione di scarpe e intimo – per la durata di due o quattro settimane, a seconda del pacchetto che si sceglie. Allo scadere del tempo, il pacco viene ritirato e contestualmente viene consegnata un’altra box con altri capi scelti sempre dalla cliente che ha, comunque, la possibilità di acquistarli, usufruendo di uno sconto del 25%», racconta il Ceo.
C’è poi una terza opzione: ordinare abiti e accessori solo per un’occasione speciale. In questo caso, i vestiti «che possono essere nuovi o usati, ma pronti per l’utilizzo, sono consegnati per l’evento giornaliero». Questo è il servizio offerto da Pac, che ha anche la possibilità «di confezionare per la cliente già delle box ad hoc», che possono essere scelte per il noleggio oppure declinate. Un suggerimento, dunque, che può più o meno essere colto. Anche perché di capi di abbigliamento e di accessori ce ne sono tanti nella vetrina del sito, per tutti i gusti e tutte le tasche.
Collaborazioni e Sostenibilità
«Collaboriamo con più di venti brand per consentire di noleggiare abiti, contrastando quindi il fast fashion e garantendo una maggiore sostenibilità ambientale. Da un lato permette alle donne di poter cambiare look a seconda del momento e dall’altro evita lo spreco», dice Franzese. Ma Pac fornisce anche servizi di setup leasing, rental e resale di abbigliamento per altri brand. «Effettuiamo un’azione di coordinamento con i nostri partner e creiamo e gestiamo piattaforme di rental di alcuni brand – conclude il Ceo -. Ad esempio abbiamo realizzato il progetto Pinko Play e Pinko Outlet.
Riconoscimenti e Media Coverage
Un nuovo modo di fare moda, una diversa definizione del lusso, un’insolita customer journey, hanno portato The Paac sul podio dell’Htsi luxury start up award dove ha ricevuto il premio nella categoria Start up customer-oriented, riconoscimento dedicato alle start-up che stanno rivoluzionando il mondo del lusso attraverso innovazione, sostenibilità e visione.
E la sua storia ha attratto anche l’attenzione del programma tv «Linea Verde», che nella puntata in onda il 15 marzo parlerà dei giovani rivoluzionari della moda contemporanea che hanno dato un nuovo valore ai vestiti.