Google ha svelato il suo nuovo LLM Gemini 2.5 Pro, un modello di intelligenza artificiale che promette di superare i limiti con le sue capacità di ragionamento avanzato. Disponibile da subito.
Google non ha cercato di essere molto veloce con Gemini 2.5 Pro, è un’IA che si prende il tempo di “riflettere” prima di darti una risposta. L’idea? Offrire soluzioni più precise e meglio elaborate, in particolare su argomenti complessi come matematiche, codici o scienze.
Questo modello, denominato Gemini 2.5 Pro Experimental, è già accessibile tramite Google AI Studio (una piattaforma per gli sviluppatori) e nell’app Gemini per gli abbonati Gemini Advanced a 21,99 euro al mese. E buona notizia: per ora, puoi provarlo gratuitamente.
Perché Gemini 2.5 Pro fa la differenza
Innanzitutto, parliamo di questa famosa capacità di ragionamento. A differenza delle IA classiche che si limitano a prevedere una risposta a partire dai dati, Gemini 2.5 Pro analizza, contestualizza e verifica le sue conclusioni prima di condividerle. Risultato: eccelle in benchmark (test standardizzati) come LMArena, AIME o MMMU, dove conquista il primo posto.
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Google ha anche dotato questo modello di una “finestra di contesto” di 1 milione di token – in sostanza, può elaborare l’equivalente di 750.000 parole in un colpo solo. Presto, sarà anche in grado di gestire 2 milioni di token. Ciò significa che puoi sottoporgli documenti o progetti molto lunghi, e si destreggerà senza problemi.
Dal punto di vista delle performance, Google non si limita a belle parole. Su Aider Polyglot, un test di editing di codice, Gemini 2.5 Pro raggiunge il 68,6 %, superando concorrenti come OpenAI o Anthropic. Su SWE-bench, un altro test per gli sviluppatori, ottiene 63,8 % – rispettabile, anche se resta leggermente indietro rispetto a Claude 3.7 Sonnet di Anthropic (70,3 %). In breve, eccelle particolarmente nella creazione di applicazioni web o strumenti automatizzati.
Un’IA progettata per il futuro
Google non si ferma qui: l’azienda promette che tutti i suoi futuri modelli integreranno queste capacità di ragionamento. Perché? Perché nel mondo della tecnologia, si parla sempre di più di agenzia AI – sistemi autonomi in grado di gestire compiti senza supervisione costante. Immagina un’IA che prenota i tuoi biglietti aerei, codifica il tuo sito web o risolve da sola un problema complesso di matematica. Gemini 2.5 Pro getta le basi per questo futuro.
Certo, tutto questo ha un costo, e non solo in risorse informatiche. I modelli di ragionamento come questo richiedono più potenza, il che li rende più costosi da far funzionare. Google non ha ancora rivelato i prezzi dell’API (l’interfaccia per gli sviluppatori), ma questi dettagli dovrebbero arrivare nelle prossime settimane. Nel frattempo, è il momento di approfittare dell’accesso gratuito tramite Google AI Studio
Con un semplice aggiornamento dei piloti GPU, alcuni recenti Google Pixel sembrano ottenere un notevole incremento delle prestazioni.
I Google Pixel 9 e 9 Pro, come la maggior parte degli smartphone di Google, sono stati elogiati dalla stampa come ottimi dispositivi. Tuttavia, c’è un aspetto su cui i Pixel non riescono a guadagnare consenso, ed è quello delle loro prestazioni pure.
Perché i Pixel non sono campioni delle prestazioni
Questo può essere spiegato da diversi fattori. In primo luogo, Google ha storicamente puntato sulle capacità di intelligenza artificiale, molto prima che l’IA generativa e ChatPlus diventassero popolari. Tuttavia, queste capacità si basano maggiormente sul NPU, l’unità di elaborazione neurale (Neural Processing Unit).
Un altro elemento da considerare è che, per progettare i suoi chip Tensor G, Google si è avvalso di un partner, Samsung, sia nella progettazione del chip (i Tensor sono chip Exynos rielaborati) che nella fabbricazione, poiché Samsung Foundry è responsabile della produzione.
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Tuttavia, la divisione semiconduttori di Samsung ha avuto difficoltà negli ultimi anni a convincere, in particolare per quanto riguarda le piccole dimensioni di fabbricazione. Tant’è che Google avrebbe cambiato fornitore per il Tensor G5, che arriverà sui Pixel 10, per rivolgersi al leader del settore, TSMC.
Più in generale, Google può essere descritta come piuttosto conservatrice nelle regolazioni delle prestazioni dei suoi smartphone. A testimonianza di ciò, come ha notato il sito spagnolo Xataka Android, l’ultima aggiornamento trimestrale di Android 15 ha portato a un vero e proprio incremento delle prestazioni.
Un incremento del 18% su Geekbench 6
In questo caso, Google ha aggiornato i suoi piloti GPU (unità di elaborazione grafica). E il risultato è chiaro. Su un Pixel 9 Pro XL a disposizione, abbiamo eseguito un test del GPU sul benchmark Geekbench 6 per confrontare il punteggio ottenuto al momento del test, rilevando un aumento del 18%.
Punteggio prima dell’aggiornamento
Punteggio dopo l’aggiornamento
Variazione
Geekbench 6 (GPU)
6540
7737
18 %
Un utente del Pixel 7a ha persino segnalato un incremento del 75% su Reddit.
Da dove proviene questo aumento delle prestazioni? Come spesso accade, l’esperto Mishaal Rahman ha una prima risposta. Quando escono dalla scatola, i Pixel vengono forniti con piloti ARM un po’ datati. Successivamente, gli aggiornamenti di Android 15 integrano nuovi piloti, ma non sempre freschissimi. I Tensor G1 (Pixel 6), G2 (Pixel 7) e G3 (Pixel 8) si basavano, ad esempio, al lancio di Android 15, nell’agosto 2024, su piloti risalenti a febbraio 2024. Tuttavia, sono state rilasciate due nuove versioni da allora.
Sebbene sia comune che i produttori approfittino degli aggiornamenti per aggiornare i piloti degli smartphone, è raro riscontrare una differenza così significativa tra un pilota e l’altro.
Apple al Lavoro su una Apple Watch con Fotocamera e Intelligenza Artificiale
Apple sta progettando un’Apple Watch dotata di fotocamera. A supportare questo dispositivo, Apple intende aggiungere Apple Intelligence alle sue smartwatch. Inoltre, apprendiamo che il gigante di Cupertino sta riscontrando difficoltà in due grandi progetti legati all’Apple Watch…
Nuove Rivelazioni sulle Futuri Apple Watch
Mark Gurman riporta notizie sulle future Apple Watch in fase di sviluppo presso Apple. Secondo le informazioni raccolte dal giornalista di Bloomberg, Apple prevede ancora di lanciare una Apple Watch munita di fotocamera.
Un Sensore Fotografico Sotto lo Schermo dell’Apple Watch
Secondo le informazioni dell’insider, il sensore fotografico sarà posizionato in diverse localizzazioni a seconda dei modelli. Sull’Apple Watch standard, il gruppo prevede di collocare la fotocamera “all’interno dello schermo”. L’integrazione dovrebbe somigliare all’ubicazione del sensore frontale degli iPhone. La fotocamera dovrebbe quindi essere ospitata in un piccolo foro nel display touchscreen.
Per quanto riguarda l’Apple Watch Ultra, Apple mira a posizionare la fotocamera vicino alla corona digitale e al pulsante di azione. In questo modo, l’utente potrà orientare la fotocamera verso l’oggetto o la persona che desidera fotografare piegando semplicemente il polso verso il basso. Tuttavia, questo potrebbe risultare meno pratico per effettuare videochiamate, ma Apple sembra non focalizzarsi su questo uso specifico.
Una Fotocamera Sostenuta dall’Apple Intelligence
Per accompagnare questo nuovo hardware, Apple avrebbe intenzione di integrare Apple Intelligence nelle sue smartwatch. Questa suite di strumenti potenziati dall’IA, che fatica a convincere gli utenti di iPhone, permetterebbe all’orologio di comprendere l’ambiente circostante grazie alla fotocamera.
La smartwatch trarrebbe vantaggio da una delle funzionalità più riuscite di Apple Intelligence, ovvero Visual Intelligence. Su iPhone, questa funzione consente di utilizzare la fotocamera affinché l’IA interagisca con ciò che ti circonda. È possibile, ad esempio, chiedere all’IA di fornirti informazioni sull’utilità di un oggetto sconosciuto o di commentare un edificio durante una visita turistica. Attualmente, Visual Intelligence si basa su modelli IA di terze parti, come ChatPlus. Entro il 2027, Apple spera di poter affidare questa funzionalità ai propri modelli.
Secondo il giornalista, Apple vorrebbe anche offrire Visual Intelligence sui futuri AirPods dotati di fotocamera, il cui lancio è previsto per l’anno prossimo. Tuttavia, le Apple Watch con fotocamera sono ancora lontane dal raggiungere il mercato. Ci vorrà ancora qualche generazione, ma sono già nei piani di Apple. Il gruppo americano ha infatti registrato un gran numero di brevetti in tal senso.
PVC e Monitoraggio della Pressione Arteriosa: Le Sfide dell’Apple Watch
Inoltre, Mark Gurman discute dell’evoluzione del sensore di pressione sanguigna, atteso da tempo sull’Apple Watch. Apparentemente, il gigante californiano continua a riscontrare difficoltà nello sviluppo di un manometro sufficientemente preciso. Grazie a una combinazione di sensori e algoritmi, Cupertino mira a fornire un monitoraggio preciso della pressione arteriosa. Questo manometro completerebbe le molte funzionalità di salute già integrate nel dispositivo, come l’ossimetro, l’elettrocardiogramma e il monitor cardiaco. Purtroppo, questa funzione continua a subire dei ritardi.
Apple sta anche affrontando avversità nella progettazione di un’Apple Watch in plastica, concepita per i bambini. I progettisti stanno trovando difficile ridurre il costo di produzione della scocca in plastica rispetto all’attuale telaio in alluminio. La smartwatch deve riuscire a posizionarsi bene sul mercato grazie a un prezzo contenuto. Il rapporto di Bloomberg suggerisce che il progetto è attualmente in discussione…
Più di un anno dopo il suo lancio negli Stati Uniti, il gigante americano Meta lancia giovedì nell’Unione Europea il suo assistente di intelligenza artificiale generativa, Meta-AI, riporta France Inter.
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Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger appartengono al gruppo Meta. (IMAGEBROKER / FRANK SCHNEIDER / IMAGEBROKER.COM / NEWSCOM/ MAXPPP)
Gli italiani, i francesi e gli europei potranno porre domande a un agente IA di Meta direttamente nei gruppi WhatsApp o nelle conversazioni su Instagram o Messenger, a partire da giovedì 20 marzo mattina, il gruppo annuncia in un comunicato che “France Inter radio” ha potuto consultare.
Ad esempio, se hai un gruppo di amici su WhatsApp con cui stai preparando un weekend a Barcellona, potrai chiedere a un agente IA direttamente nel gruppo: quali sono i migliori ristoranti della città? Oppure chi è l’architetto della Sagrada Familia, o quali saranno le previsioni meteo a Barcellona per questo weekend. Lo stesso sistema è ora disponibile su Instagram o Messenger, la messaggistica di Facebook. Sarà sufficiente digitare “@metaAI” direttamente nel gruppo di discussione, poi porre la tua domanda e ricevere una risposta. Per trovare questo assistente, dovrai andare “nelle schede di messaggistica e cercare l’icona a forma di cerchio blu”.
Non sarà quindi più necessario andare su Google o su ChatPlus per porre queste domande. Avrai tutto a portata di clic. L’interesse per Meta è quello di fare in modo che i suoi utenti rimangano attivi nell’applicazione in cui si trovano. Non devono nemmeno aggiornarla, poiché il lancio di questa intelligenza artificiale avverrà automaticamente in Francia e in Europa a partire da giovedì mattina.
Questo lancio avverrà progressivamente e richiederà qualche giorno. Questa nuova funzionalità è gratuita e sarà disponibile in sei lingue, tra cui francese, inglese e spagnolo. “Con questa espansione, Meta sarà presto disponibile in oltre 100 paesi e territori nel mondo”, spiega Meta. “Meta-AI ti permetterà di scoprire contenuti più facilmente pertinenti e adatti ai tuoi interessi. Ora puoi usare Meta per generare risultati a partire da un’ampia gamma di contenuti, siano essi video o messaggi dei tuoi amici e follower”, si vanta il gruppo Meta in questo comunicato.
La Rivelazione su DeepSeek e la Corsa dell’Intelligenza Artificiale
Durante la conferenza stampa del 3 marzo, il ministro singaporiano degli Affari Esteri e della Giustizia ha ammesso che i chip americani prodotti da Nvidia hanno transitato per il suo paese prima di essere inviati in Malesia, che non era necessariamente la loro «destinazione finale». L’elefante nella stanza si chiama Cina che, nel 2024, ha ceduto a Singapore il posto di secondo mercato mondiale per Nvidia. Secondo il sito finanziario The Kobeissi Letter, le vendite di Nvidia a Singapore sono aumentate del 740% dalla creazione di DeepSeek, nel luglio del 2023!
Washington aveva avviato, il 30 gennaio, un’indagine per verificare se la Cina non si fosse procurata illegalmente chip Nvidia tramite paesi terzi, aggirando così l’embargo americano. Il mito dell’intelligenza artificiale (IA) cinese, sobria e a basso costo, incarnata da DeepSeek, celebrata dai media occidentali e glorificata da Pechino, potrebbe benissimo crollare così velocemente come è apparso.
Per vincere la corsa all’IA, Pechino ha adottato la stessa strategia che ha utilizzato per far crescere i suoi campioni nazionali, come Alibaba o Tencent: spingere per integrare il mercato globale… mentre esclude i concorrenti stranieri dal mercato cinese.
La stampa occidentale si è affrettata a tessere le lodi del «ChatPlus cinese», riprendendo le cifre annunciate dall’azienda – un budget di 5,5 milioni di dollari (5 milioni di euro) – senza poter verificare tali informazioni. Gli analisti hanno elogiato la fulminea ascesa dell’oggetto misterioso nella classifica dei download, dimenticando che 1,4 miliardi di cinesi non hanno il diritto di scaricare alcuna applicazione straniera simile, che sia ChatPlus, Llama, Gemini o la francese Mistral…
Una tempesta in arrivo
Di solito descritti come produttori di menzogne anti-cinesi, i media occidentali hanno improvvisamente trovato grazia agli occhi del regime totalitario, che li cita come fonti affidabili per incoronare DeepSeek del titolo di «IA rivoluzionaria». Quello che viene presentato come una guerra tecnologica è in realtà iniziato con una battaglia di comunicazione che Pechino ha vinto senza colpo ferire.
Ma le nuvole si stanno addensando all’orizzonte. L’aumento sospetto delle esportazioni di chip verso Singapore ha attirato l’attenzione delle autorità americane, che potrebbero presto adottare misure più severe per impedire il re-routing di tecnologie sensibili. Nel frattempo, la credibilità di DeepSeek inizia a essere messa in discussione: il suo modello di IA, privo di accesso diretto ai più avanzati chip Nvidia, sarà davvero in grado di competere con le soluzioni occidentali?
L’illusione di un’IA cinese autosufficiente potrebbe non durare a lungo. Se le restrizioni americane si rafforzeranno, DeepSeek potrebbe trovarsi di fronte a un futuro molto più incerto di quanto Pechino voglia far credere.
I loghi di OpenAI e ChatPlus. DADO RUVIC / REUTERS
L’ONG austriaca NOYB (None of Your Business), che difende la vita privata digitale dei cittadini, ha presentato un reclamo giovedì 20 marzo all’agenzia norvegese per la protezione dei dati, Datatilsynet, accusando OpenAI di diffamazione: il suo chatbot ChatPlus avrebbe risposto alla domanda «chi è Arve Hjalmar Holmen?» affermando che questo cittadino norvegese aveva assassinato due dei suoi figli.
Secondo l’ONG, il chatbot affermava inoltre che il caso aveva «scioccato la comunità locale e nazionale, ed [era] stato ampiamente coperto dai media a causa della sua natura tragica». Si precisava che Holmen era stato condannato a una pena detentiva di ventuno anni.
Informazioni del tutto false secondo l’ONG, mescolate a fatti veri: il robot non si sbagliava quando specificava che l’uomo era padre di tre ragazzi. DiQui l’ansia della persona diffamata: «Alcuni pensano che non ci sia fumo senza fuoco. Ciò che mi spaventa di più è che qualcuno possa leggere questa risposta e credere che sia vera», riporta l’ONG in un comunicato.
NOYB spiega al Monde che il problema «è emerso nell’agosto 2024. Siamo stati in grado di riprodurlo fino al giorno in cui la versione gratuita di ChatPlus ha iniziato a rispondere regolarmente a domande su persone basando le sue risposte su informazioni raccolte su Internet anziché fare affidamento esclusivamente su quelle presenti nei suoi neuroni artificiali. L’accusa è quindi scomparsa, ma l’associazione teme che l’errore sia ancora presente nei neuroni artificiali del robot.
Precedenti negli Stati Uniti
La politica sulla privacy europea di OpenAI indica che è possibile contattare l’azienda in caso di «informazioni inaccurate sul piano fattuale che ti riguardano» e, ricorda NOYB, le condizioni di utilizzo di un abbonamento ChatPlus contengono una clausola di non responsabilità che afferma che lo strumento «può fare degli errori», lasciando a carico dell’utente il compito di «verificare le informazioni importanti».
Tuttavia, secondo Joakim Söderberg, avvocato specializzato nella protezione dei dati per NOYB, «il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) è chiaro». In Europa, «i dati personali devono essere accurati(…) Non puoi diffondere false informazioni e, alla fine, aggiungere un piccolo avvertimento dicendo che tutto ciò che hai detto potrebbe non essere vero». Interrogato su questo punto, OpenAI non ha immediatamente risposto alle richieste del Monde.
In passato, negli Stati Uniti, OpenAI ha già segnalato dichiarazioni diffamatorie nei confronti di figure pubbliche. Secondo il Washington Post, il chatbot aveva falsamente accusato un professore di diritto di molestie sessuali. Secondo Reuters, ChatPlus aveva sostenuto che un sindaco australiano fosse stato imprigionato per corruzione. E, secondo il media americano ABC, l’IA di Microsoft, Copilot, aveva accusato un giornalista tedesco di essere un pusher, un criminale violento e un molestatore di bambini.
La Necessità di un’Indipendenza Tecnologica in Europa
Cento aziende tecnologiche e organizzazioni europee hanno scritto alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, evidenziando la necessità di una maggiore autosufficienza tecnologica europea, esortandola a creare un fondo sovrano per le infrastrutture tecnologiche al fine di incrementare gli investimenti pubblici nelle tecnologie all’avanguardia. Tra loro: Aruba, Proxima Fusion, Cubbit, OVH Cloud, Proton, Sopra Steria, Airbus, Dassault Systemes e ancora European Software Institute, European Startup Network, Italian Tech Alliance.
Nella lettera, le startup e le organizzazioni, che hanno dato vita all’iniziativa EuroStack, sottolineano come gli sviluppi geopolitici recenti rilevino l’urgenza per l’Europa di agire per mantenere la propria autonomia strategica nei settori chiave del digitale: dalla connettività al cloud, all’intelligenza artificiale fino alle piattaforme.
L’Europa si trova in una posizione di ritardo significativo nello spazio digitale e, se non si interviene rapidamente, il rischio evidente è che nei prossimi tre anni la dipendenza del Continente da tecnologie non europee – in primis americane e cinesi – diventerà quasi totale. “La visione è di sostenere l’imprenditorialità e la competitività europea (un ecosistema formato da aziende, pmi e startup), creare resilienza, proteggere la nostra autonomia e sovranità in un mondo volatile, dando potere a persone e aziende d’Europa”.
È Necessaria un’Indipendenza Digitale
Il cloud occupa un posto centrale nel documento inviato a Bruxelles. I firmatari chiedono all’Ue innanzitutto di sostenere lo sviluppo di requisiti armonizzati per gli utenti di cloud pubblico/privato affinché optino per l’utilizzo di “servizi cloud sovrani” per l’archiviazione dei propri dati sensibili, il che è anche da considerarsi come una misura di sicurezza ulteriore per proteggersi dalle leggi extraterritoriali non UE, che potrebbero rappresentare un rischio per i dati europei. Il contesto geopolitico attuale, sta spingendo l’UE a rafforzare le proprie capacità strategiche. Tant’è che proprio all’inizio di marzo, l’Unione ha proposto misure fiscali per mobilitare 800 miliardi di euro, destinati in gran parte all’aumento della spesa per la Difesa e alla resilienza economica, il “ReArm Europe”. Abbiamo raggiunto Alessandro Cillario, Ceo di Cubbit, tra le aziende italiane firmatarie dell’iniziativa EuroStack. La scaleup bolognese si occupa di sovranità dei dati dal 2016, ha più di 350 clienti ed è supportata da partnership internazionali come Exclusive Networks e Leonardo. Ad oggi conta su una squadra di 50 persone e si sta espandendo velocemente in Europa, Gran Bretagna e USA.
Cillario, perché avete deciso di aderire all’iniziativa EuroStack, quanto è importante?
“Partiamo da un dato: nel 2017 i provider europei di servizi cloud coprivano con i loro servizi il 30% del mercato nel continente. In meno di dieci anni sono crollati al 10%, nonostante il mercato continui a crescere. Se continuiamo così, nell’arco di qualche anno scompariranno. Le cause sono molteplici, ma la principale è che nell’ultimo decennio come europei abbiamo abdicato al nostro compito di creare, investire e acquistare tecnologie europee. È tempo di invertire la rotta, EuroStack va in questa direzione, in perfetto allineamento con quanto affrontato anche dal rapporto Draghi: c’è uno svantaggio competitivo da recuperare causato da regolamentazioni eccessive, frammentazione del mercato e scarsi investimenti.
Questo tema interessa tutti, perché la perdita di competitività equivale anche a una perdita di valore per il nostro sistema produttivo. Se non nascono campioni europei, perdiamo talenti che vanno all’estero, perdiamo know-how tecnologico, e soprattutto perdiamo lavori di qualità e crescita economica. Come europei non abbiamo realmente beneficiato della crescita economica portata dal digitale negli ultimi vent’anni, e molto di questo dipende proprio dal fatto che non ci siamo ritagliati un nostro ruolo nel settore della tecnologia”.
Perché è cruciale promuovere investimenti in tecnologie europee in questa fase?
“La sovranità digitale è la capacità di mantenere indipendenza tecnologica e sui propri dati. Questo non è solo un tema per esperti del settore, è nell’interesse di tutti, perché garantisce stabilità economica, potenziale di innovazione e indipendenza geopolitica. Faccio un rapido esempio che ha impattato la vita di tutti noi: durante gli anni della pandemia da Covid, abbiamo dovuto affrontare una forte carenza di mascherine e abbiamo scoperto che erano tutte prodotte in Cina. Lo stesso è accaduto poi con i vaccini, che le grandi nazioni del mondo si sono contese, negoziando con le case farmaceutiche. Ora dobbiamo chiederci: cosa succederà se la prossima carenza riguarderà i semiconduttori per i data center, che sono prodotti a Taiwan e che saranno colpiti da una potenziale guerra con la Cina? C’è qualche possibilità che le aziende straniere che gestiscono il 90% dei nostri dati sui loro server si concentreranno sulla conservazione dei data center europei invece, che su quelli presenti nei loro paesi di origine? La risposta è no. E se non abbiamo player europei forti in questo settore, saremo molto più vulnerabili e nelle mani di qualche Ceo che si trova a migliaia di chilometri di distanza oltre oceano.”
In che modo l’Europa può diventare più indipendente dal punto di vista tecnologico?
“Dobbiamo creare, investire, ma soprattutto acquistare tecnologia europea. Solo così possono nascere grandi aziende nel settore. Le aziende crescono perché creano prodotti di valore per i clienti e quindi generano ricavi. Questa è l’unica strada per attrarre capitali d’investimento che ne rafforzino la crescita. Dobbiamo aumentare la domanda di tecnologia europea, è un win-win-win: rafforziamo la nostra indipendenza tecnologica e la nostra sovranità, facciamo crescere aziende europee forti che attraggono talenti e rafforzano l’economia, generiamo valore che viene redistribuito nel nostro continente e che non finisce all’estero. Ma siamo anche consapevoli che da ogni minaccia, ci sia sempre un’opportunità. Nelle ultime settimane stiamo ricevendo sempre più chiamate da CIO e Responsabili IT italiani ed europei fortemente preoccupati per quello che sta succedendo: tutti stanno lavorando a una strategia per limitare la loro dipendenza e diversificare il rischio. Sono consapevoli che, senza i dati, le loro aziende non hanno futuro.”
Quali sono le azioni concrete di Cubbit in questa fase storica?
“Vogliamo creare uno stack software europeo a partire dal settore dello storage dei dati. L’unico modo per farlo non è inseguire gli americani, ma creare innovazioni che superino i loro modelli tecnologici. Per questo abbiamo sviluppato in anni di lavoro un modello di geo-distribuzione delle informazioni che garantisce più sicurezza, ma anche costi più competitivi rispetto ai servizi tradizionali. Il risultato è che oggi siamo l’unica soluzione software europea in questo ambito. La verità è che abbiamo ricevuto diverse proposte per trasferirci all’estero: questo avrebbe senz’altro accelerato la nostra crescita, ma avrebbe impoverito l’ecosistema italiano, che invece è quello che ci interessa. Abbiamo attratto noi capitali e talenti internazionali in Italia, invece che andarcene. E i frutti stanno arrivando: oltre alle nostre partnership con Leonardo e con WIIT, che continuano a crescere, ci sono progetti strategici con importanti organizzazioni a cui stiamo lavorando e che racconteremo nei prossimi mesi. Vogliamo essere protagonisti nella catena del valore dell’industria italiana e europea.”
Le applicazioni Facebook, WhatsApp, Facebook Messenger e Instagram. DPA / PHOTONONSTOP / DPA / PHOTONONSTOP
Disponibile da un anno e mezzo
negli Stati Uniti, l’intelligenza artificiale (IA) di Meta si sta ora espandendo in Europa.
Giovedì 20 marzo, la società americana, proprietaria dei social network Facebook e Instagram, insieme alle chat WhatsApp e Messenger, ha annunciato
la disponibilità, durante la settimana, in Francia e in 40 altri paesi
europei, del suo strumento di IA, Meta AI, sulle sue piattaforme principali.
Gli utenti potranno utilizzare il servizio gratuitamente nelle loro conversazioni
singole e di gruppo o direttamente tramite un assistente integrato nelle app.
Proprio come il chatbot ChatPlus, l’intelligenza artificiale
di Meta sarà in grado di generare risposte testuali a partire da richieste scritte,
in sei lingue europee, spiega l’azienda di Mark Zuckerberg. Su WhatsApp, per esempio,
una delle principali novità consisterà nel permettere agli utenti di menzionare
Meta AI usando la parola @MetaAI e di inviarle istruzioni (“prompt”) scritte.
Questa funzionalità sarà inizialmente riservata a WhatsApp e verrà gradualmente estesa
alle conversazioni Messenger e Instagram.
Gli utenti abituali delle app Meta potranno anche accedere
al suo chatbot cliccando su un’icona a forma di cerchio blu nel loro pannello di messaggistica.
Potranno così “approfondire argomenti di attualità”, poiché l’IA avrà accesso
a “informazioni provenienti dal Web”. Questo principale utilizzo di Meta AI, già
disponibile in diversi paesi esteri, rivela un’intenzione di interazione sociale e di comunicazione:
secondo l’azienda, “le persone usano Meta AI per l’umorismo e le conversazioni informali”.
« Sistema normativo europeo complesso »
Tuttavia, non sarà possibile conversare con i cloni digitali
di celebrità animati dall’IA, ispirati a Snoop Dogg, Kendall Jenner o Tom Brady.
Questa funzionalità, un tempo disponibile negli Stati Uniti, è stata rimossa da Meta
durante il 2024, come confermato dal gruppo americano al media Mashable.
Meta è il secondo attore, dopo Apple, a tornare sulla sua decisione
di sospendere il rilascio europeo della sua IA per questioni di regolamentazione.
Nel 2024, Meta aveva coordinato una campagna di comunicazione contro la regolazione europea
ritenuta “troppo complessa e incoerente”. Meta ha infatti dichiarato: “Ci è voluto più tempo del previsto per implementare la nostra tecnologia IA in Europa,
poiché continuiamo a navigare in un sistema normativo europeo complesso, ma siamo felici di
esserci finalmente riusciti.”
Correzione il 20 marzo alle 09:15: correzione della data di disponibilità del chatbot di Meta.
Ognuna otterrà un contributo in denaro con la possibilità di incassare altri 40mila euro in base alla performance, oltre a una mentorship, quattro mesi di sessioni di formazione e servizi digitali per lo sviluppo del business
Un’app per creare racconti personalizzati per i bambini con l’intelligenza artificiale, un personal shopper virtuale, una piattaforma per aiutare i personal trainer a organizzare il lavoro. E poi, un nutrizionista digitale, un’app che seleziona i migliori articoli di stampa specializzata, un servizio di car pooling a Firenze. Sono queste le sei idee innovative che sono state selezionate per Hubble9, uno dei programmi di accelerazione per startup digitali nato dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze e lo startup studio Nana Bianca insieme alla Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione dell’Università degli Studi di Firenze. Ognuna riceverà un contributo in denaro di 60mila euro, con la possibilità di ottenere altri 40mila euro in base alla performance, oltre a una mentorship, quattro mesi di sessioni di formazione e servizi digitali per lo sviluppo del business. Non solo startup ma anche uno spin-off è tra le sei idee scelte.
FairyMinds è un’app innovativa pensata per genitori che vogliono intrattenere ed educare i loro figli attraverso storie personalizzate. La piattaforma consente di creare racconti illustrati e su misura, tramite AI in base alle preferenze dei genitori e dei bambini, combinando educazione e intrattenimento in un formato interattivo e coinvolgente. L’obiettivo è fornire un’alternativa creativa e significativa al consumo passivo di contenuti digitali, aiutando i genitori a trascorrere più tempo di qualità con i propri figli;
Teticum è una piattaforma di assistenza virtuale avanzata per gli e-commerce, progettata per replicare l’esperienza di un commesso fisico. L’obiettivo principale è supportare i clienti durante il processo d’acquisto, ottimizzando la scoperta, la selezione e la finalizzazione degli ordini. Teticum raccoglie dati dalle interazioni per migliorare l’esperienza utente e supportare le decisioni strategiche dei rivenditori. Questa tecnologia combina l’intelligenza artificiale con una interfaccia utente intuitiva, consentendo l’integrazione dell’assistente virtuale direttamente sui siti web degli e-commerce;
Plannest è una piattaforma digitale progettata per semplificare e ottimizzare la gestione quotidiana dei personal trainer e dei centri fitness. Attraverso strumenti automatizzati e una suite di funzionalità intuitive, Plannest aiuta i professionisti a risparmiare tempo, concentrandosi sull’allenamento dei clienti, eliminando stress logistici e migliorando l’esperienza complessiva sia per i trainer che per gli utenti finali;
Column è una piattaforma di informazione personalizzata che consente agli utenti di leggere e ascoltare articoli selezionati dalle migliori testate italiane e internazionali, con un unico abbonamento. L’obiettivo è contrastare la disinformazione, migliorare l’accesso a contenuti di qualità e offrire un’esperienza priva di pubblicità o paywall, rendendo più efficiente il tempo dedicato all’informazione. La piattaforma integra funzionalità basate su intelligenza artificiale e un chatbot per rispondere a domande su articoli specifici. Ha all’attivo partnership con più di 250 testate giornalistiche;
Il progetto Tuss, realizzato da un team di ricercatori dell’Università di Firenze, vuole realizzare un nuovo servizio di trasporto basato sulla condivisione dei veicoli per le periferie urbane. Il servizio combina il car-sharing e il car-pooling per spostamenti brevi che hanno origine o destinazione in un hub di trasporto, come le stazioni. L’app raggruppa automaticamente gli utenti in un gruppo, a cui viene assegnato un veicolo condiviso. La piattaforma permette, quindi, ai pendolari di condividere viaggi, migliorando l’accessibilità e riducendo l’impatto ambientale.
«Con Hubble selezioniamo e aiutiamo a sviluppare nuovi progetti imprenditoriali che si distinguono sia per la tecnologia utilizzata, ormai imprescindibile lo strumento dell’intelligenza artificiale e la profilazione di algoritmi avanzati, ma anche per le competenze e le qualità dei team che hanno ora la possibilità di entrare a far parte di una comunità e costruire al meglio il loro futuro imprenditoriale. L’Innovation Center si conferma il luogo dove la nostra città e i nostri giovani possono venire per confrontarsi e capire i nuovi orizzonti del mondo digitale», ha commentato il direttore generale di Fondazione CR Firenze, Gabriele Gori.
Il programma Hubble
Il programma Hubble, che ha preso avvio nel 2017, sinora ha selezionato e portato a completamento del percorso 51 startup, per un totale di capitali raccolti sul mercato che, secondo quanto comunica Nana Bianca, ammonta a 14,7 milioni di euro, per un fatturato di oltre 30 milioni di euro. «La nona edizione del programma Hubble è ai blocchi di partenza, nuove sfide attendono i giovani talenti che si apprestano a intraprendere il percorso di accelerazione e i promotori dell’iniziativa che dovranno supportarli, ma tutto questo non può che renderci orgogliosi – dice Marco Pierini, presidente della Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione dell’Università di Firenze – Hubble è, a pieno titolo, un elemento fondante del nostro ecosistema dell’innovazione territoriale, ma con riverberi che ormai si estendono ben oltre e la sua importanza si sostanzia anche e soprattutto con le sue rilevanti ricadute occupazionali e di propulsione della creatività dei giovani startupper. La nuova edizione del programma oltre a fornire le consuete basi di sviluppo per le nuove aziende, come sempre si concentrerà anche sugli ultimissimi trend e quindi l’Intelligenza Artificiale non potrà non essere un tema chiave, senza però lasciare indietro aspetti radicati nell’innovazione quali la sostenibilità e la transizione gemella». Un progetto importante in un momento cruciale: «Stiamo vivendo una delle trasformazioni più radicali della storia del digitale, in cui l’intelligenza artificiale, l’automazione e la decentralizzazione stanno ridefinendo modelli di business e interi settori economici – ha commentato Alessandro Sordi, CEO di Nana Bianca – In questo scenario, il valore di un programma come Hubble non è solo quello di supportare la nascita di nuove imprese, ma di creare un’infrastruttura che permetta a talenti e startup di sperimentare e scalare rapidamente in un contesto competitivo globale. Oggi l’innovazione non è più un’opzione, ma una necessità: Firenze sta dimostrando che può essere un hub di riferimento per questa nuova generazione di imprenditori, e noi di Nana Bianca siamo qui per accelerare questo cambiamento con strumenti, capitali e competenze».
Intelligenza Artificiale e Ricerca: Le Nuove Rivelazioni
Si sapeva che le intelligenze artificiali potessero “allucinare” e inventare fatti. Recenti studi hanno rivelato che i motori di ricerca basati sull’IA citano fonti errate nel 60% dei casi. Questi risultati provengono da una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Columbia, pubblicata nel marzo 2025. Durante lo studio, gli esperti hanno esaminato otto motori di ricerca potenziati dall’IA, tra cui ChatPlus Search, Gemini di Google, Grok e Deepseek.
Un computer con un tasto “AI”. Immagine di illustrazione. (MF3D / E+ / GETTYIMAGES)
Gli studiosi hanno dato ai motori di ricerca un compito piuttosto semplice: dovevano identificare la fonte di un estratto di articolo scelto casualmente da un sito di notizie affermato, indicando il titolo, l’editore originale e la data di pubblicazione. Sebbene la risposta fosse di solito evidente, apparendo nei primi tre risultati di una ricerca su Google, gli algoritmi hanno commesso errori nel 60% delle migliaia di query testate.
Perplexity ha fatto meglio, ma ha comunque registrato il 37% di errori. Grok ha destato preoccupazione con un tasso di errore del 94%, mentre ChatPlus si è fermato in media al 67% di articoli inaccurati.
Tra gli errori, molti link portavano a fonti inesistenti, completamente inventati, o rimandavano a articoli di terzi come Yahoo News anziché all’originale. Questo è preoccupante, considerando che l’algoritmo in uso continua a commettere errori anche quando sono stati firmati accordi con le pubblicazioni originali coinvolte.
Ci aspettiamo ancora spiegazioni ufficiali da parte delle piattaforme analizzate. Tuttavia, sembra che il problema derivi dall’algoritmo che attinge informazioni da internet. La buona notizia è che questi strumenti sono ancora in fase di sviluppo e, date le loro recenti origini, potrebbero migliorare nel tempo, in contrapposizione ai decenni di ottimizzazione del motore di ricerca di Google.
La nota negativa è che questi strumenti tendono a rispondere con molta sicurezza, senza utilizzare termini cauti come “forse” o “sembra”, anche quando le informazioni sono completamente errate. Questo è il problema principale: gli utenti tendono a riporre fiducia in queste tecnologie senza porsi domande sulla loro affidabilità.
In conclusione, è fondamentale che gli utenti di intelligenza artificiale comprendano la natura imperfetta di questi strumenti. Anche se possono fornire risposte rapide e apparenti, gli errori possono avere conseguenze significative. La consapevolezza è la chiave per navigare in questo nuovo panorama informativo.